Intro - ispezione

L’altrove che ti centrifuga

 

Toglietevi dalla testa che il viaggio serva a liberarvi, che andarsene estirpi dalla vostra testa quel tarlo che vi corrode e che vi fa vivere in cattività.

L’Africa ti scalda il cuore, ha uno specchio tra le mani e in quello specchio sei tu, lontano da tutto. Pelle e anima. Pelle, respiro e anima. Il primo respiro, all’atterraggio, ti gonfia il petto e ti restituisce aria salata, aria leggera. Il secondo è per buttare fuori il piombo che ti scorre tra le vene, per renderti conto che tutto è lontano.

A distanza di una settimana dal mio rientro mi sembra addirittura difficile realizzare che sono tornata di nuovo laggiù…E’ come essere entrata in un altro mondo attraverso una porta girevole: uno, due, tre quattro passi e di nuovo venivo catapultata nel mondo di sempre.

Tornata si, ma dopo essere stata centrifugata da volti, sguardi, mille modi di chiamare il mio nome, pelle, baci e risate…tante.

Nasi all’insù e sguardi fuori dal finestrino per catturare la maggior quantità di immagini possibile, fare scorta, fare razzia di emozioni di respiri, concentrati in stupori quotidiani fatti di gusto, olfatto, vista, tatto e udito…

Incapace di rispondere alla domanda “come è andata?”, forse più ferrata nel dire com’è tornare.

Tornare significa sezionare con mente e sguardo ogni centimetro della tua vita quotidiana e capire che ti importa poco, che salveresti poco. Significa avere il fiatone, per rincorrere non sai nemmeno tu cosa a fine giornata. Sentire che non hai abbastanza voce se qualcuno ti chiede di raccontare, le parole escono piano mentre i pensieri vanno a mille e non riuscire a trovare un compromesso per disegnare con le parole quanto è stato vissuto. Tornare, e cercare qualcosa che faccia da retina di contenimento ad una crepa che raschia. Indifferenza verso coloro che non sopportavo prima e che ora, il mio sguardo filtrato da ciò che conta davvero, non vede neppure.

 

“Tieni un capo del filo, con l’altro capo in mano io correrò nel mondo. E se dovessi perdermi, tu tira.”  (Margaret Mazzantini)

 

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