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Intro – ispezione

Fatti e disfatti quotidiani, Intro - ispezione

Io sono quella che non sa fumare.

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Io non so fumare. Mi piace il sapore del fumo che si intreccia con i tessuti, sa di immagine lontana di qualcosa che non può tornare. Sa di labbra che pungono al dolore di barba, recisa come i fili di un mischiarsi che ora sa solo di ossa decomposte, di avanzi che stai spingendo giù nel sacchetto dell’umido con la forchetta. Invece finisce che con quella forchetta resti arpionata e poco a poco smagli la calza corazzata del tuo “ce la posso fare”.
Io sono quella de “L’amore é una voragine travestita da pozzanghera, ci saltelli spensierata dentro e poi finisce che ti vengono a recuperare i sommozzatori.” Eppure una volta la persona giusta l’ho trovata: avevo 11 anni e stavo giocando a “Indovina chi”.
Io sono quella del crederci sempre, arrendersi mai , porca troia a volte. Guardandomi intorno, non ci trovo nulla di naturale in questa selezione. Darwin, abbiamo un problema: a quelli che “amo circondarmi di persone intelligenti”, vorrei dire “grazie per averci lasciato in giro solo coglioni”. Io sono quella che inciampa di continuo in individui convinti di essere interessati a me, alcuni sono persone, altre direzioni, spesso opposte alla mia. Ancora non capisco com’è che incontriamo sempre gente senza cuore, senza cervello o senza coraggio? Cazzo siamo, Dorothy?!
Incespico in gente in grado di una sola cosa: evocare in me l’immagine dell’anguria: mi piace, ma ci son tanti piccoli scassamenti di cazzo che sommati fan si che io scelga altro.
Il mio metodo anticoncezionale preferito? La virgola, seguite il mio ragionamento:
– Io non faccio sesso sicuro.
– Io non faccio sesso, sicuro.
Ecco, lo vedete che la virgola è un ottimo rimedio contro le malattie veneree?
Ho sempre pensato che il pandemonio fosse un panda cattivo, mi sbagliavo, il pandemonio è quello che si trova nella mia testa, irrequietudine allo stato puro.
Stato sentimentale: 50esimo giorno di dieta. – 8 chili, -10 cm qui e lí, 0 carboidrati, 0 alcolici, la misantropia che scorre nel sangue. Lor signori capiranno che si fa necessario “un regime di droghe piuttosto rigido per mantenere la mente, diciamo, flessibile.” Come hobby colleziono consigli di vita e su regimi alimentari non richiesti che non fanno altro che alimentare le batterie del mio fottesega luminoso.
Le feste sono in avvicinamento, l’anno scorso sono sopravvissuta ad una non fine del mondo, ad un Natale e al Capodanno, mi sono sentita immortale. Quest’anno, invece di scrivere una lettera a Babbo Natale, ho scritto una lettera ai Corinzi, attendo una loro risposta con la stessa rassegnazione della carta igienica lì appesa al rotolo, un attimo prima che un lembo ne venga strappato. Intanto, per rimanere tonica nelle settimane dell’Avvento eseguirò genuflessioni su una mano sola.
Ah, a proposito, se mi cerchi, a Natale, mi troverai nel presepe vivente. Sarò il muschio.
Buon Natale.

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Cause I’m not the kind of girl guys fall in love with

Non ci sarebbe bisogno di aggiungere altro al titolo, parla da sé. O forse si.Redenzione. Questa la parola che mi viene in mente se penso alle mie relazioni passate.

Chiariamo: non sono io a redimermi, ma coloro che stanno con me, che vivono e attraversano la relazione come un percorso benessere, verso la purificazione.

Ed è così che dopo di me i pori si purificano dall’alone unto dell’eterno peter pan, vocaboli come, convivenza matrimonio e impegno, assumono un sapore agrodolce (più dolce che agro), uscendo dalla lista nera che ne faceva dei vocaboli banditi dalla propria personale accademia della crusca.

Disposti ad abbandonare quell’altalena di emozioni che una vita con me può regalare … Io, un vulcano, un effervescente naturale punto esclamativo tra le vostre sopracciglia.

Cosa in cambio? La (non più)temuta stabilità e l’addominale del bravo uomo casalingo, il guerriero del divano. Credo di portare fortuna, ma che dico fortuna, una gran dose di culo a coloro che stanno con me o che appena appena hanno flirtato con me.

Dopo di me, state tranquilli si incontra quella giusta. Potrei farmi fare una maglietta con questo slogan.

E dormite tra due guanciali, quella dopo di me è quasi sempre l’opposto di ciò che sono io.

Ciao, io sono quella che ti farà capire cosa vuoi, ma soprattutto cosa non vuoi.

Cause I’m not the kind of girl guys fall in love with and I don’t know why, or maybe I know the reason but I’m afraid to be aware about it.

Meditiamo.

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E’ giunta l’ora di tornare

Tornare a scrivere, è ora di tornare in trincea.
La tastiera è la mia unica arma, il mio kalashnikov.
Picchiettare sui tasti è per me come premere il grilletto dei pensieri. Esplosione in bianco e nero di una mente in movimento, di lamenti e riflessioni.
Ho disertato per diverso tempo questa pagina, specchio dell’anima….Le mie parole mi sono sembrate stanche e inadeguate, quasi incapaci di rincorrere i 180 pensieri al minuto che ancora si sviluppano tra le mie meningi.

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L’altrove che ti centrifuga

 

Toglietevi dalla testa che il viaggio serva a liberarvi, che andarsene estirpi dalla vostra testa quel tarlo che vi corrode e che vi fa vivere in cattività.

L’Africa ti scalda il cuore, ha uno specchio tra le mani e in quello specchio sei tu, lontano da tutto. Pelle e anima. Pelle, respiro e anima. Il primo respiro, all’atterraggio, ti gonfia il petto e ti restituisce aria salata, aria leggera. Il secondo è per buttare fuori il piombo che ti scorre tra le vene, per renderti conto che tutto è lontano.

A distanza di una settimana dal mio rientro mi sembra addirittura difficile realizzare che sono tornata di nuovo laggiù…E’ come essere entrata in un altro mondo attraverso una porta girevole: uno, due, tre quattro passi e di nuovo venivo catapultata nel mondo di sempre.

Tornata si, ma dopo essere stata centrifugata da volti, sguardi, mille modi di chiamare il mio nome, pelle, baci e risate…tante.

Nasi all’insù e sguardi fuori dal finestrino per catturare la maggior quantità di immagini possibile, fare scorta, fare razzia di emozioni di respiri, concentrati in stupori quotidiani fatti di gusto, olfatto, vista, tatto e udito…

Incapace di rispondere alla domanda “come è andata?”, forse più ferrata nel dire com’è tornare.

Tornare significa sezionare con mente e sguardo ogni centimetro della tua vita quotidiana e capire che ti importa poco, che salveresti poco. Significa avere il fiatone, per rincorrere non sai nemmeno tu cosa a fine giornata. Sentire che non hai abbastanza voce se qualcuno ti chiede di raccontare, le parole escono piano mentre i pensieri vanno a mille e non riuscire a trovare un compromesso per disegnare con le parole quanto è stato vissuto. Tornare, e cercare qualcosa che faccia da retina di contenimento ad una crepa che raschia. Indifferenza verso coloro che non sopportavo prima e che ora, il mio sguardo filtrato da ciò che conta davvero, non vede neppure.

 

“Tieni un capo del filo, con l’altro capo in mano io correrò nel mondo. E se dovessi perdermi, tu tira.”  (Margaret Mazzantini)

 

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message in a bottle

 

 

Mi dispiace tediarti…forse nemmeno esisti o, come esisti nella mia testa non corrisponde alla realtà. Ti ho scelto, malgrado i tuoi silenzi per condividere le sensazioni di queste ultime ore che mi separano dalla partenza…mi sembra una sorta di capodanno, quando sai tiri un pò le somme e pensi a dei buoni propositi per i giorni a seguire…Non so cosa alimenta la tensione di questo mio viaggio, ma, comunque sia mi sembra di dare un saluto a qualcosa…Mi sembra di caricare il viaggio di aspettative, di sete di risposte che non avrò.

Guardo tutto come se lo facessi con gli occhi dell’ultima volta, saluto le persone a me care stringendole forte e cercando di lasciare un’impronta sulle loro guance.  Porto con me una valigia di dubbi,  un bagaglio di pensieri in cui mi metto in discussione sussurrandomi dei se e dei forse . Porto lì una me che verrà centrifugata tra sguardi, persone gesti ed esperienze e in realtà non so cosa succederà dopo. Non so chi sarò al ritorno.

Solo mi chiedo se qui ci sia poco spazio per me. Se poco è lo spazio nella mia testa, sovraffollata da pensieri e volti che dovrei dimenticare o se si tratta semplicemente di spazio fisico. Se davvero tutti i due litri di acqua frizzante stanno per esplodere, costretti dalle pareti di plastica di una bottiglia da mezzo litro fatte di abitudini e aria pesante. Non so se sia giusto davvero mettere tanti chilometri tra me e questo piombo..  Mi attendono giorni dove io sarò io, in un posto dove non importa che cosa indosso, non importa con chi sono…Non  so perchè ti sto scrivendo queste cose…Mi basterebbe un abbraccio…

 

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Varicella al sapore di sale

 

Trattenere il bolo della delusione
ruminandone il dolore tra denti digrignati in un sorriso forzato,
tra le ciglia di un passato troppo leggero per essere trattenuto.
Costole di piombo imprigionano un respiro che gela il presente e gli sguardi circostanti,
troppo fastidiosi per essere assecondati.
E’ un virus che ti segue, che fa da patina ai tuoi pensieri.
E’ un virus da cui non puoi fuggire, che non puoi fermare con l’indifferenza
e quando scoppia è fatta,
Come i puntini della varicella in fase ormai conclamata, pensieri al sapore di sale
rigano il tuo volto.
Urlano tra le tue ciglia tutto il dolore che hai dentro
schegge impazzite che attraverserai per trovare la porta
e chiudertela immediatamente alle spalle.

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Alla mia veneranda età dovrei aver capito che:

– Non tutto è oro quello che luccica, ma quando ci credi e sei convinto se porti a casa un pezzo di latta non ci badi neppure.
– Non si cominciano le diete se si è depressi.
– Il tuo grugno è riflettente, se cominci così la mattina, ti sembrerà che tutti in qualche modo abbiano qualcosa contro di te.
– Se cominci a dimagrire lo fai sempre dalla parte sbagliata, dall’alto verso il basso.
– Mariti e buoi non tra i colleghi tuoi.
– Regola numero 1: bisogna lasciare stare i musicisti.
– Regola numero 2:bisogna lasciare stare chi è reduce da una delusione cocente e recente.
– Regola numero 3:bisogna lasciar stare i più giovani.
– Regola numero 4: bisogna lasciar stare quelli in stand-by con la moglie.
_ Regola numero 5: bisogna lasciar stare quelli che sembrano troppo buoni.
– Regola numero 6: bisogna lasciare stare quelli che sembrano troppo stronzi (poi guarda caso quella è l’unica volta in cui il tuo sesto senso non ti frega).
– Regola numero 7: ripensarci un attimo sulla regola numero 3…quelli troppo giovani no, oppure quelli troppo giovani…perchè no? Oppure, definire il troppo giovane.
– Quelli che sono stitici nei baci, usano la mezza lingua fredda e non aprono troppo la bocca per paura di prendere freddo alle gengive, difficilmente varranno su fronti più approfonditi.
– Mai rimandare a domani quello che puoi fare oggi, ma i pensieri, quelli si che li puoi rimandare a pedate e farli rotolare a qualche giorno più in là.

-Se fossi una stragnocca sarebbe tutto più facile. Oppure no.
– Chi ben comincia è già a metà dell’opera ma se cominci con una patina di rassegnazione, tutto quello che arriva di inaspettato sarà un pò come un regalo azzeccato uscito dall’uovo di pasqua.
– La tec NO logia aiuta ad imboscarsi meglio.
– Le minestre riscaldate non solo sono insipide ma restano sullo stomaco anche a chi non le ingurgita.
– Essere la boccata d’aria di qualcuno non impedisce a te di soffocare.
– I super eroi sono sempre impegnati quando ti servono.
– Devo smettere di fare la bisbetica.
– Non sono capace di non contraddirmi.
– Chi troppo vuole nulla stringe.
– Quando non c’e trippa per gatti, bisogna lasciar perdere che non è vero che chi la dura la vince, in questi casi che la dura perde orgoglio e dignità.
– Sarebbe ora di cercare un impiego più redditizio, così finalmente si può abbandonare il tetto materno.
– Se vuoi fare i colpi di testa falli, ma parti senza aspettative.
– E smettila di molestare quel tuo collega là, che poi come al solito gli porti culo e si fidanza con un’altra…
– Quando vai in palestra evita di guardare gli specchi, evita di guardare gli specchi e poi guardare le supergnocche che ti circondano…se ti viene voglia di guardare gli specchi, piuttosto guarda i lobotomizzati in sala attrezzi.
– Se la Natura di avesse voluto alta, ti avrebbe reimpastata e tolto un pò di bonroll dai glutei.
– La fiamma che brucia da entrambe i lati si consuma troppo in fretta.
– Tutti dicono “I love you”, il problema è crederci, ricordarlo e…
– Parla un pò meno dei fatti tuoi.
– Non parlare mai dei fatti tuoi a tua madre.
– Vai a dormire presto invece di perdere tempo davanti al pc a scrivere di quisquiglie e pinzillacchere.

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Io ti odio

La luce ci sorprese, arruffati e affamati degli ultimi istanti a noi concessi.

Nudi e impotenti davanti all’incalzare del tempo, per nulla complice e pronto a dividerci ferocemente.

L’ultimo sorso di noi al gusto di un arrivederci, senza sapere sotto quale cielo  avremo di nuovo mischiato pensieri, baci, illusioni e cocci da rimettere insieme.

Ti odio perchè ti amo, ti odio perchè ho bisogno di te.

 “Sei la passione, la tentazione, l’ossigeno sporco che fa soffocare”…

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il filo spinato del vorrei ma non posso

Un pensiero che rotola in gola
soffocato dal filo spinato del vorrei ma non posso.
Le guance avvampate da un sorriso sfuggente
il sapore di una barba che punge su un’insipida giornata
che è carta moschicida per idee che corrono veloci.
Scoprire cosa c’è dopo le 18 di un sorriso stagnante di tasti consunti, di giorni sempre uguali.

Intro - ispezione

Am I living in a box?

 

Spesso il tempo che passa, le ore e i minuti che segnano il confine tra ciò che faccio e sono e ciò che vorrei essere, mi fanno sentire in una gabbia.
Delle pareti immaginarie, talvolta dorate perchè colorate dai privilegi che ho, stando ancora a casa, ma molto più spesso grige e soffocanti.

Tempo che sfugge e spazio che si restringe, tempo che non so dominare e che troppe poche volte non dedico a me.

Vivo nella scatola del tempo scandito da qualcun altro, qualcuno che non sono io e che cambia nome mille volte nel corso della giornata:lavoro, treni,colleghi,familiari e doveri che a macchia d’olio rendono più densi e invischianti movimenti, pensieri e parole, ma soprattutto progetti.

Progetti di libertà e indipendenza, progetti di sfida con se stessi per vedere un pò più inl à, dove si potrà arrivare…

Più in là, oltre i confini di questa Brianza, eternamente arida eternamente fredda e priva di opportunità. Più in là, spingendo la testa oltre quest’aria preconfezionata.