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Fatti e disfatti quotidiani

Fatti e disfatti quotidiani

Pump up the Valium

Mi manca quel periodo in cui i problemi si chiamavano compiti, le delusioni si chiamavano verdure e la felicità si chiamava pizza.

Ora che mi trovo presumibilmente in età adulta, madre di famiglia ad un passo dall’ottavo trasloco della mia vita, la giornata parte col grilletto puntato alla tempia, come lo starter di Giochi senza Frontiere, dove in una sfida contro l’intero continente, io mi sento come la squadra del San Marino.

Tutto comincia già alle 4 di mattina, quando se ascolti attentamente, senti gli spigoli dei mobili che sussurrano “tutti pronti che tra poco scende a pisciare”. Ma alle 6 la sveglia suona inesorabilmente, tu devi abbandonare il tuo giaciglio e dovresti ripeterti con tono alla Full Metal Jacket “Se ti sei svegliato, nel senso che non sei morto, sorridi, è un fottuto buon giorno!” e invece in realtà nelle tue orecchie senti il riecheggiare degli annunci da stazione “Giornata di merda in arrivo, allontanarsi dalla linea gialla.”

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Fatti e disfatti quotidiani

Sesso, droga e Gaviscon

“Se ami qualcuno lascialo andare. Se esplode perché gli hai riempito la giacca di dinamite, cazzi suoi.”

Che bella l’estate, il fiore diventa frutto, il bruco diventa farfalla il vecchio con la panda diventa il vecchio col trattore spandiconcime e per le ascelle pezzate è iniziata la stagione della riproduzione.

A proposito di riproduzione per noi donne, spesso il peso dei dettami della società imposti per la categoria porta a seguire ad occhi chiusi una caccia senza vergogna a quell’esemplare maschile che vi renderà una donna onesta e per onesta intendo dotata di brillocco sull’anulare sinistro e di uno o due marmocchi da allevare sempre col sorriso sulle labbra.

Questa carriera appagante, esclusivamente femminile è spesso insita in noi in maniera inconsapevole, ma ci permette di essere abbastanza competitive quanto all’apertura dei cancelli di Zara il giorno di inizio saldi. Diciamolo, accasarsi è una cosa serissima.

Nell’acuminata caccia all’uomo da sposare, spesso vi sento lamentare che “i maschi migliori sono già stati presi” e in me si disegna un’immagine di tutti sti portatori sani di testicoli raggrumati a San Vittore in attesa delle arance quotidiane. Ma com’è che voi incontrate sempre gente senza cervello, senza cuore, senza coraggio? Cazzo siete Dorothy? Perché se è vero che quelli migliori se li sono già presi, è vero pure che qualcuno li ha pure già rilasciati e vedo già molte di noi in coda in impaziente attesa fuori dai cancelli del carcere.

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Dieta: la carica del vabbè e l’energia del c’ho provato

Una cosa è certa, per seguire a puntino una dieta, è necessario chiudersi in un eremo e approfittare di un momento disastroso della propria vita sentimentale, altrimenti posso affermare con assoluta certezza che no, la dieta Signori non è compatibile con la vita. E’ una certezza e io ne sono la prova evidente.

Per argomentare dobbiamo definire due termini, partiamo da quello più dolente: DIETA.
Dieta = privazione, sacrificio e sofferenza. Chi di voi ha davvero voglia di soffrire?
Andiamo a monte: un giorno qualcuno inventò che avere la forma di un fenicottero con una scopa nel…deretano e una retromarcia come taglia di reggiseno, fossero simbolo di estrema bellezza, anzi LA BELLEZZA per antonomasia.

Da quel momento tutti si arrabattarono per escogitare utili strategie e diventare il più possibile simili a fenomeni da denutrizione, esiste la dieta a zone, la dieta dissociata la dieta della patata ecc.

In ordine crescente di efficacia, per dimagrire bisogna fare
1. Sport
2. Dieta
3. Sesso
4. Diarrea.

A tratti ho anche accarezzato la variante disturbi alimentari, ma al momento l’unico disturbo alimentare che ho è la gente che si ostina a parlarmi mentre mi nutro.

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Fatti e disfatti quotidiani

Fighe di legno unitevi in un favoloso parquet!

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Vorrei condividere con voi un argomento che mi sta molto a cuore e difendere una specie di solito lapidata dalle male lingue femminili, si tratta delle vulvas aurea, più comunemente note come fighe di legno. Il pensiero popolare è spesso portato ad accomunarle tutte, a fare di tutte le vulvas un fascio, ma non tutti sanno che sebbene siano accomunate dalla parsimonia nel dispensare attenzioni al prossimo, la “vulvas aurea” si districa e si insidia in ogni tipo di ambiente, non ha un habitat definito, anche se in realtà dà il massimo di se in ambienti mondani ed esclusivi e ogni qualvolta ci si trovi ad accaparrarsi una posizione di rilievo senza arte né parte o beni materiali spesso finanziati da hominis sine sferas di cui tratteremo più avanti.

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Maternità punto e a capo – (Ciò che Piero Angela spiegherebbe e Michael Corleone risolverebbe)

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Maternità punto e a capo. Due linee rosse che promettono grosse novità ma che allo stesso tempo, una volta varcate, saranno il vostro stargate verso un protoumanesimo che non vi sareste mai immaginate.
Parliamoci chiaro, avevo già dei grossi problemi di fiducia nel prossimo da quando mio padre uscì per comprare dei pasticcini e tornò a casa senza pasticcini, ma no, non si tratta di questo. Non si tratta nemmeno dei soliti luoghi comuni su noi, donne gravide e in preda agli ormoni che hanno pagato il giro prolungato sul Velociraptor. Non si tratta della carenza della vostra attività motoria preferita, ossia dormire, e non è perché ogni volta che tenterete di stare su un fianco vi sentirete come una Passat Variant che in curva perde il carrello della roulotte.
Tutto questo non vi incattivirà abbastanza, sarà invece una folta schiera di seguaci del qualunquismo e vuoto a perdere, delle particelle di sodio solitarie che vi verranno a cercare vi percuoteranno i nervi e vi imporporiranno la fantasia.
Cercherò ora di elencare una serie di casi specifici, voglio che vi sentiate preparate quando tutto questo accadrà proprio a voi, e non sarà frutto di allucinazioni da acido folico.

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Fatti e disfatti quotidiani

Dall’utopia della tazza punk alla dura realtà dello sciacquone dei cetacei di sopra.

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Arriva un momento in cui si passa dal sognare di avere una casa tutta propria, dai meandri della propria cameretta, con la faccia sprofondata in un peluche, ad avere una casa tutta propria.
Una pioggia di eventi per una volta non tutti provenienti dalla tua affezionata corrente di sfiga personale, si fa complice et voilà, ecco il capitale (gentilmente offerto da mamma e papà), ecco la casa che sembra corrispondere alle tue esigenze e a quelle del tuo portafogli.
Miracolosamente la banca ti concede il mutuo malgrado il tuo stipendio, malgrado tu ti stia imbarcando in questa tortuosa avventura da sola e malgrado abbia controllato i movimenti dei tuoi ultimi 30 giorni (e quindi nonostante saltino all’occhio ingenti somme di denaro donate a Tezenis, Kiko and so on). Divisa dal desiderio di farcela e quello di fare marcia indietro, tutto comincia e sul tuo scenario quotidiano appaiono personaggi e situazioni di cui non immaginavi l’esistenza. Vivi tutto in un limbo dorato come se non stesse accadendo a te, come se fosse parte di nebbie tue lisergiche e tutto fosse parte di un programma dei Teletubbies, questo perché la maggior parte delle volte, quando si tenta di spiegarti le cose, tu non capisci un cazzo.
Così cominci a scoprire di che cosa si occupa realmente un notaio, scopri che forse tu stessa avresti dovuto diventarlo visto i dobloni d’oro che ti tocca tirar fuori solo per dargli il pesante incarico di farti autografare pagine e pagine che ti inguaiano per il resto dei tuoi giorni.
Il tuo musetto da cocca di papà in fase post post post adolescenziale sbatte con tutte le gengive contro la dura realtà di gente disonesta, che punta ai tuoi capitali che fino a poco fa usavi per viaggiare, comprarti gli orsetti Haribo e per farti applicare lo smalto semipermanente, ma non importa, tu continui a vivere la tua marcia verso la libertà come Nicole Kidman e Tom Cruise nel film “Cuori Ribelli”.
Fa nulla se hai una colonna portante in mezzo al soggiorno, del resto non può forse diventare un palo della cuccagna o un palo per imparare a fare pole dance? Che importa se mancano i punti luce, del resto non è forse questa una buona occasione per rivolgerti all’aitante elettricista che fino a ieri vedevi solo di sfuggita a casa dei tuoi? Che importa se la tua cucina è stretta e lunga e bisogna darsi il cambio per entrarci e il tuo bagno invece è cosi ampio e spazioso da poterci organizzare un bigodino party? Del resto è la conferma che Jerry Calà non è l’unico che può installare una tazza punk nel proprio bagno per ovviare all’annosa questione dei rumori molesti!
Comincia la tua avventura, finalmente abbandoni il tetto materno per finire laggiù, lontano dove non ci si può più pensare, ovvero dall’altra parte del giardino condominiale, (in effetti per fare il trasloco ti sono bastate due buste maxi dell’Ikea trasportate nella discrezione dei garage sotterranei come una tartaruga ninja).
La verità però è dietro l’angolo, le mura di marzapane del tuo dolce angolo di cielo, diventano mura di crackers che fanno in modo che tu senta ogni singolo sbattere di ciglia di ogni forma vivente presente nel palazzo. Ti accorgi che vivi in un edificio che ti fa venire in mente Dottor Jekill e Mr Hyde, da lontano normale palazzina di pochi piani, silenziosa e tranquilla, da vicino il braccio di massima sicurezza di Regina Coeli. D’improvviso ti perdi in un pensiero filosofico e profondo: “Perché mai avranno chiuso i manicomi?” e il tuo scenario magico e scintillante passa dai Teletubbies ai Gremlins, dagli unicorni alle perfide aspirapolveri volanti e affamate di sangue che prendono vita in momenti inaspettati ma individuando con una precisione da cecchino il momento esatto in cui stai dormendo meglio.

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Fatti e disfatti quotidiani, Intro - ispezione

Io sono quella che non sa fumare.

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Io non so fumare. Mi piace il sapore del fumo che si intreccia con i tessuti, sa di immagine lontana di qualcosa che non può tornare. Sa di labbra che pungono al dolore di barba, recisa come i fili di un mischiarsi che ora sa solo di ossa decomposte, di avanzi che stai spingendo giù nel sacchetto dell’umido con la forchetta. Invece finisce che con quella forchetta resti arpionata e poco a poco smagli la calza corazzata del tuo “ce la posso fare”.
Io sono quella de “L’amore é una voragine travestita da pozzanghera, ci saltelli spensierata dentro e poi finisce che ti vengono a recuperare i sommozzatori.” Eppure una volta la persona giusta l’ho trovata: avevo 11 anni e stavo giocando a “Indovina chi”.
Io sono quella del crederci sempre, arrendersi mai , porca troia a volte. Guardandomi intorno, non ci trovo nulla di naturale in questa selezione. Darwin, abbiamo un problema: a quelli che “amo circondarmi di persone intelligenti”, vorrei dire “grazie per averci lasciato in giro solo coglioni”. Io sono quella che inciampa di continuo in individui convinti di essere interessati a me, alcuni sono persone, altre direzioni, spesso opposte alla mia. Ancora non capisco com’è che incontriamo sempre gente senza cuore, senza cervello o senza coraggio? Cazzo siamo, Dorothy?!
Incespico in gente in grado di una sola cosa: evocare in me l’immagine dell’anguria: mi piace, ma ci son tanti piccoli scassamenti di cazzo che sommati fan si che io scelga altro.
Il mio metodo anticoncezionale preferito? La virgola, seguite il mio ragionamento:
– Io non faccio sesso sicuro.
– Io non faccio sesso, sicuro.
Ecco, lo vedete che la virgola è un ottimo rimedio contro le malattie veneree?
Ho sempre pensato che il pandemonio fosse un panda cattivo, mi sbagliavo, il pandemonio è quello che si trova nella mia testa, irrequietudine allo stato puro.
Stato sentimentale: 50esimo giorno di dieta. – 8 chili, -10 cm qui e lí, 0 carboidrati, 0 alcolici, la misantropia che scorre nel sangue. Lor signori capiranno che si fa necessario “un regime di droghe piuttosto rigido per mantenere la mente, diciamo, flessibile.” Come hobby colleziono consigli di vita e su regimi alimentari non richiesti che non fanno altro che alimentare le batterie del mio fottesega luminoso.
Le feste sono in avvicinamento, l’anno scorso sono sopravvissuta ad una non fine del mondo, ad un Natale e al Capodanno, mi sono sentita immortale. Quest’anno, invece di scrivere una lettera a Babbo Natale, ho scritto una lettera ai Corinzi, attendo una loro risposta con la stessa rassegnazione della carta igienica lì appesa al rotolo, un attimo prima che un lembo ne venga strappato. Intanto, per rimanere tonica nelle settimane dell’Avvento eseguirò genuflessioni su una mano sola.
Ah, a proposito, se mi cerchi, a Natale, mi troverai nel presepe vivente. Sarò il muschio.
Buon Natale.

Fatti e disfatti quotidiani

La mia non vita amorosa.Parte Prima. Dalla pozzanghera esistenziale all’epoca dorata.

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E’ un po’ di tempo che non scrivo, c’è la diffusa convinzione che si scriva molto di più solo nei momenti di acuta sofferenza. Tuttavia non vorrei che vi foste fatti l’assurda convinzione che la mia vita sia magicamente migliorata. Io e i miei pochi neuroni, siamo qui riuniti oggi per affrontare l’annosa questione della mia non vita amorosa, del resto vi ho già parlato delle mie tette, perché non affrontare anche questo argomento senza speranza. Il 2013, sebbene sia solo a metà, è stato lucidato da varie sfumature, sono rapidamente passata dalla luccicante nota di colore di persona non single ma piegata dal peso di una relazione a distanza a quel marrone verdino acido della pozzanghera esistenziale in cui anneghi quando senti dire le seguenti parole “non sono pronto per una relazione” e per di più ti accorgi che stanno parlando con te. Andrebbe tutto bene se tali parole arrivassero dal ricciolino dalle creste iliache interessanti (il cui nome di certo inizia per F ma del quale però al momento ti sfugge il seguito), alle 3 del mattino dopo che ti ha appena fatto una bella pulizia dei denti con analisi del tessuto epiteliale annessa. No. La doccia fredda ti arriva da lui. Da quello che era l’amore con la A maiuscola. El novio. Quello per cui avresti ucciso e forse lo faresti ancora. L’amore, quello maturo dei tuoi trent’anni, grazie al quale hai scoperto di avere un’apertura mentale che supera check in e metal detector, ex mogli e figli con la stessa disinvoltura con cui Chunk fece amicizia con Slot. Parole a cascata ti cadono sulla testa, la delicata manina dell’amore delli mortacci tua tira la catena, e parole a cascata ti cadono addosso, ma l’effetto non è poi tanto sexy quanto Jennifer Beals nei panni di Alex di Flashdance. Più che altro hanno la stessa grazie di una tubatura che si rompe al tuo passaggio sotto il ponte della stazione.
Amare è un po’ crepare, questo lo sappiamo, ed è così che con le pive nel sacco te ne torni nel tuo paesello di mediocrità, ricominci la tua vita, ti lagni con le amiche e segui il flusso degli eventi. Fino a quando un giorno, decidi di uscire dalla dimensione flanellata che ha incartapecorito i tuoi week end ed esci. Esci e scopri che piaci, che la gente ti guarda e non perché sembri passata dalla galleria del vento. Ti guarda perché piaci. Ci sarebbe una precisazione da fare, il primo giro di approcci vede sempre protagonisti i morti di figa che non la vedono dalla nascita, pertanto sappiate che nella vostra scollatura loro già vedono un invito a tuffarsi in un mare di banalità da dire, da fare e da pensare. Voi non scoraggiatevi. Avete presente quando vi scottate e vi penzolano lembi di pelle dalle parti più impensate del corpo? Ebbene gli mdf sono solo i lembi da scrostare. Voi aspettate pazienti il secondo giro, quello in cui si avvicina il tizio che avevate già notato all’ingresso, quello che si, lo avete visto voi ma la prima mossa la fa lui. Vi sembrerà di trovarvi nel video di It’s raining man, ma la Geri Halliwell sarete voi. Non stupitevi se vi capiteranno situazioni esilaranti, che vi vedranno protagoniste delle attenzioni di un audace cameriere, che impavido e senza chiedersi chi sia il vostro accompagnatore, vi si struscerà come un gatto in piene fusa, con abile gesta vi riempirà di vino e con un triplo salto carpiato riuscirà a portarsi via il vostro numero di telefono (che voi sapientemente gli avrete lanciato stile occhi di gatto, mica siete le Lucia Mondella della situazione, che diamine, andiamo incontro a sta lussuria, ehm fortuna). E’ cominciata l’epoca dorata, la fenice riemerge dalle ceneri e siete un po’ come il velcro delle scarpe che si chiudono a strappo, l’unica cosa è che ci sono tanti piedi che vi si vogliono infilare … Gioite, luccicate e ponderate signore…

Fatti e disfatti quotidiani

Più che una prima, la chiamerei retromarcia…

Ho deciso che siamo oramai sufficientemente in confidenza per parlare di un argomento che mi sta molto a cuore: le mie tette.  Lo so che non è giusto parlare delle assenti (cit.) ma l’argomento spesso attanaglia la mia mente e si da il caso mi stia molto a cuore. Ci terrei a fare una premessa: vengo da una famiglia del sud. Lì tutte le donne sono portatrici sane di seno. Alcune hanno anche il porto d’armi per la loro ottava misura. Ho visto donne usare l’incavo delle proprie tette come una borsa da viaggio stile Mary Poppins. Avete presente  la classica conformazione mediterranea? Fianchi burrosi, un decolté rigoglioso …  Nel mio caso, qualcosa deve essere andato storto se, quello che deriva dalle mie origini del sud e una vita passata al nord è l’innesto tra una Bialetti da 6 e una giara, fianchi si, tette no (forse mi stavo smerigliando il gargarozzo con un discreto numero di medie rosse all’epoca della scelta della coda esatta di distribuzione).

Non ho mai smesso di credere che prima o poi sarebbero apparse. E’ come fissare uno stereogramma, fissi l’immagine e poi aspetti quell’illusione di bidimensionalità. Devo dire che ero partita bene, da piccola, quando prima di quasi tutte le mie coetanee ero riuscita con un abile movimento di tettonica a zolle, a passare da una innocente retromarcia ad una quasi prima misura, suscitando in me imbarazzo e senso di diversità. Che ora ovviamente rimpiango, adesso che siamo alla deriva dei continenti.

Devo comunque averle avute un tempo, (ne sono quasi certa), poi per difendermi dalle forze del male le ho lanciate come missili, come Venus (l’amichetta di Mazinga) mi ha insegnato. Non sono più tornate indietro. Le coltivo mantenendo un guizzo di rassegnata speranza, leggo forum, mangio rucola in quantità industriale, bevo birra e faccio esercizio rassodando qui e li come posso. Il risultato è la dignitosa seconda misura di due mandarini che da tempo immemore non guardano nemmeno nella stessa direzione. Ecco, qualcuno direbbe che ho le tette litigate. Il seno è la prima cosa che si ritira a vita privata senza nemmeno lasciare un recapito quando decidi di metterti a dieta, retrocede come fa un mollusco di mare davanti al pericolo, si sciupa per dare spazio alla spianata delle moschee. Sarà per questa ragione che da un cinque sei mesi sto disertando il temibile appuntamento con la dietologa, ma no diciamo pure con la dieta. Lo faccio per loro, le rappresentanti della mia femminilità, le tette appunto. Rilevatore di intelligenza, quella dell’uomo: si dice che quanto più l’uomo si trovi davanti ad un seno grande, tanto più il suo cervello diminuisca. Diciamo che io posso agevolare un uomo dandogli una parvenza di attività cerebrale. Il mio dramma è quello di aver vissuto un’infanzia fatta di Drive In, Carmen Russo e film di Lino Banfi & Co. Dove le tette erano il comun denominatore di femminilità, bellezza e … lasciamo perdere …  Pensavo fosse naturale averle grandi così e quando la mia mamma si accorse che mi sentivo diversa e malata per questa carenza, si precipitò a spiegarmi che avere un seno piccolo oggi, contrasterà la forza di gravità domani.

Il poter continuare a dormire a pancia in giù, non cancellerà la forte invidia verso coloro che portano una misura abbondante di reggiseno anche se per fortuna oggi esistono i santi push up che danno un’aria dignitosa a tutto l’equipaggiamento, non che io ne faccia uso, si intende. Parlavo così, per sentito dire.

Concludendo posso tuttavia dichiarare di essere soddisfatta delle mie misure, delle mie tette tascabili che sono un po’ come i mobili Ikea: si adattano a tutti gli spazi, un po’ come lo swifter, arrivano negli angoli dove nient’altro riesce ad arrivare, ma soprattutto stanno in una coppa di champagne, contemporaneamente.

Fatti e disfatti quotidiani

Perché il calzino giallo non va lavato coi capi bianchi

        “Indovina a chi reggi il moccolo”, il programma che mancava  sugli schermi della mia già scintillante vita sociale.

Il sipario si apre su una terra promessa chiamata week end, per arrivarci ci sono voluti cinque giorni tra cronache di Narnia (dicesi neve, dicesi inverno), inciampicamenti in neuroni in disuso di chi fa parte del tuo Truman Show quotidiano e una seduta di lobotomia volontaria per sopportare il tutto.

Programmare la serata, sentire profumo di erase and rewind, i giorni scorsi sembrano una terra straniera e invece no, il molestatore guasta feste (e pure mena sfiga) che ognuno di noi ha di default nella propria esistenza è dietro l’angolo e in meno di 160 caratteri che i tuoi sms mettono a disposizione, ti sei fottuta la serata.   Come? Leggete le prossime righe e lo scoprirete. (Attenzione i contenuti di questo post sono altamente espliciti e a tratti intolleranti verso coloro che ancora credono nella Eldorado del menage a due).

Dicevamo, è sabato sera, apri gli occhi e non sai perché ti ritrovi ad una cena di 16 persone dove tu sei l’ u n i c a single, o zitella o dir si voglia. Da splendida tigre del sabato sera, nello smagliante sorriso di chi non sa cosa l’aspetta, scopri che il tuo tacco 12 ti servirà solamente a slanciarti di più nella tua funzione sociale di candelabro. E così, con la stessa sensazione che si prova quando ci si siede e il tuo ginocchio ripetutamente sbatte contro la gamba del tavolo, ti ritrovi in mezzo a colorite coppie di coetanei , dove per colorite intendiamo tinteggiate con la coloreria italiana.  Là in mezzo, sola, minuscola e per altro affamata, io, la signora Minù del gioco delle coppie, alla mia destra Wilma e Fred della Valcamonica, interessantissimi conversatori grazie ai quali ho scoperto che il colore giallo non va mai mescolato coi capi bianchi, tutt’al più coi marroni, neri, blu scuri. Alla mia sinistra, Jules Verne de noartri e signora, probabilmente prossimi ad un giro del mondo in 80 giorni e ricchi di aneddoti succulenti ambientati in qualsiasi parte del mondo termini in aos, ikistan, asia, ania, ecc… Di fronte a me il protoumano che mi ha messo in questa situazione, che tranquillo fa una trasfusione di saliva a quella che è diventata la sua ragazza (anche)grazie a me, (ci sarebbe un altro post da pubblicare in merito). Cosa si festeggia? L’addio  alla terra della luganega di colei che sta per trasferirsi nella città del proprio ragazzo e che, nonostante ciò imperterrita continua a denigrarla, chiamandola terronia e a brandire con la voce irritante di chi sputa nel piatto in cui mangia, i numerosi difetti dei suoi abitanti. Sono questi i momenti in cui l’amore riecheggia come lo scampanellio di capre ambulanti nei remoti angoli della mia sensibilità, in un belato di rifiuto verso quel fenomeno chiamato omologazione, o meglio “pensavo fosse amore, invece era paura di morire sola come la gattara del paese”.

Io mi sento come un calzino giallo in un cesto di capi bianchi, spaiato e senza capi scuri con cui mescolarsi.

Di lì a poco (ma comunque troppo) sarei approdata finalmente alla mia sospirata festa di Carnevale, due risicatissime ore di dimenamento di bacino, birra (poca) la mia affascintantissima cofana anni settanta capace di attirare morti di figa nel raggio di 20 km e il triste epilogo dello specchietto decapitato. Un brindisi per la mia less ordinary life.