Fatti e disfatti quotidiani

Pump up the Valium

Mi manca quel periodo in cui i problemi si chiamavano compiti, le delusioni si chiamavano verdure e la felicità si chiamava pizza.

Ora che mi trovo presumibilmente in età adulta, madre di famiglia ad un passo dall’ottavo trasloco della mia vita, la giornata parte col grilletto puntato alla tempia, come lo starter di Giochi senza Frontiere, dove in una sfida contro l’intero continente, io mi sento come la squadra del San Marino.

Tutto comincia già alle 4 di mattina, quando se ascolti attentamente, senti gli spigoli dei mobili che sussurrano “tutti pronti che tra poco scende a pisciare”. Ma alle 6 la sveglia suona inesorabilmente, tu devi abbandonare il tuo giaciglio e dovresti ripeterti con tono alla Full Metal Jacket “Se ti sei svegliato, nel senso che non sei morto, sorridi, è un fottuto buon giorno!” e invece in realtà nelle tue orecchie senti il riecheggiare degli annunci da stazione “Giornata di merda in arrivo, allontanarsi dalla linea gialla.”

La mattina in genere ho una voce talmente da trans che Lapo mi intesterebbe appartamenti come se non ci fosse un domani, con la faccia slacciata e il materasso ancora attaccato alla schiena mi immergo nel caffè, il primo della giornata, lo bevo e adesso ha sonno pure lui.

Faccio un tentativo col secondo caffè, bollente, mi cade addosso. Ora nel mio intimo c’è Illy.

Ma quanto caffè dovrà ancora essere versato prima che tutto questo sonno si fermi!?

E’ il momento di provarci con la doccia, ma la transumanza verso il bagno viene interrotta:

Driiiiii!!!
– Chi è?
– Buongiorno, vorremmo parlare con lei di Dio!
– Che ha combinato sta volta ?

Dato che parlare è la mia arma di sedazione, nonostante l’orario e il sonno che mi scorre nelle vene, convinco i Testimoni di Geova con la mia voce cavernosa e ancora mascolina ad allontanarsi impauriti dal mio citofono, per ragioni di riservatezza non posso ripetervi le mie esatte parole, ma sappiate che nessun messaggero di dio è stato maltrattato per scrivere questo post.

Dicevamo, caffè nelle mutande, doccia, vai in bagno e bussano: 

-tuo figlio di 2 anni
-il tuo compagno che deve lavarsi i denti
– Peppa Pig Danny Cane e Pedro Pony
– Quello delle pulizie
– Il meglio che doveva venire.

Alle terme la doccia caldo-fredda si chiama “Scozzese” e costa soldi. A casa è gratis e si chiama “Chiudi il cazzo di rubinetto in cucina”. Mi accontento di una doccia ghiacciata tonificante, in vista dell’allarmante annuncio di Studio Aperto “E’ in arrivo un’ondata di caldo africano per il weekend”. Mica come quello scandinavo che c’è adesso.

Aiutati che il ciel se ne fotte.

Riesco ad uscire di casa quasi in orario per prendere il treno, mi imbatto nel cetaceo vicino di casa che non saluta mai. Questo significa che dei due, il serial killer sono io. Con un’abile mossa la mia C1 di un colore indefinito tra il verde petrolio e sabbia del deserto (non la lavo da 3 anni), riesce a superare la peto mobile del cetaceo per recarsi in stazione tra clacson e segni di saluto riconosciuti dal linguaggio internazionale dei sordomuti dotati di un dito solo. Corro, riesco a prendere il treno precedente in ritardo di 30 minuti, luglio caldo intenso, condizionatore spento. Parte, arriva in aperta campagna, si ferma. Nel frattempo Laura Ingalls sgambetta dalla sua casa nella prateria e mi saluta dal finestrino. Se mi piacessero i treni, probabilmente la vita non mi avrebbe mai messo nella condizione di poterci passare svariate ore al giorno quasi sempre accanto a persone che devono aver ceduto alla tentazione succulenta di sostituire acqua e sapone al deodorante 48 h uscendo però alla 72 esima ora e appiccicandosi alle mie chiappe. Del resto se Dio ci avesse voluto socievoli, il sudore l’avrebbe creato al profumo di lavanda.

Sbarco a Milano, che dalla ridente Brianza dista solo 18 Km che io percorro in comodi 60 minuti se tutto fila liscio, ogni volta sembra lo sbarco a Lampedusa.

Promuoverei il pendolare medio allo status di Profugo.in ogni caso se Amnesty International si mobilitasse per farmi avere il caffè ogni mattina alla discesa dal convoglio, non la troverei una cattiva idea.

Chi s’accontenta esplode

I giornali non ne parlano, ma l’accontentarsi fa parecchio più male del fumo, è giunto il momento di confessare che non vivo benissimo la mia vita milanese, asettica e piena di fighe di legno con le quali potrei costruirmici una zattera e traghettarmi a fine giornata. Io mi vedrei meglio tra i libri, con il mio bel caffè letterario, ma se penso al livello di alfabetizzazione del posto in cui abito, ho solo conferma che i miei sogni non sono mai stati bravi a fare soldi, tantomeno io.

L’impatto con la fauna metropolitana è fastidioso e mi fa pentire di aver dedicato questi ultimi 12 anni al volontariato durante il raro tempo libero. Per esempio, quelli che sulla scala mobile ti superano e poi si piazzano sul gradino davanti a te, porgendoti le chiappe ad un palmo di naso, sono forse a conoscenza di un segreto che noi non sappiamo? Per non parlare di quelle che mettono il tacco 12 poi te le senti arrancare alle spalle come se vedessero in te il loro deambulatore.

Non importa che ci sia vita, voglio sapere se su Marte c’è lavoro.

 Alla domanda “qual è la tua posizione preferita”
il 72% degli uomini ha risposto “pecorina”
il 95% delle donne “Dirigente”

La donna non va in ufficio, la donna va a competere, lo fa su tutto, dall’aspetto esteriore alla vita lavorativa alla fantomatica vita privata che millanta di avere davanti alle colleghe.

Io sono ben lontana da certi schemi e arrivata in ufficio, quello che farei è sdoganare il termine “apericolazione” per affrontare la giornata con slancio

Approdi finalmente alla tua postazione, butti giu i 15 chili di borsa che hai tenuto sulla spalla per due ore stile ancora, accendi il pc, per questioni di sicurezza, la password deve contenere almeno otto caratteri, un numero, una lettera maiuscola, e il codice fiscale di Dio. Non fai in tempo a sederti che appare l’allarme rosso della classica riunione/sequestro di persona che ti risucchia come lo sciacquone che hai appena tirato.

Come sopravvivere ad una riunione lunga quasi 4 ore:

– Sindrome di Stoccolma
– Pastiglia di cianuro tra i molari
– Pagare il riscatto

Sospiri, sopporti, resisti agli attacchi dei vampiri di energia ti circondano che in tutto e per tutto, inarrestabili e determinati hanno la missione di risucchiarti la forza vitale e vivacità intellettuale con grandi gavettoni di negatività, pettegolezzi e insoddisfazioni.  Ed è così che distrutte sentirete il vostro settimo caffè sussurrarvi “non ti servirò a un cazzo”.

Alla fine della giornata, tornare a casa risulterà come l’arrivo alla terra promessa ma solo per un attimo, una volta che vi renderete conto che per quanto vi possiate impegnare, se nella vostra casa entrassero i ladri, guardandosi attorni direbbero “no da qui siamo già passati”, riprenderete le vostre attività. Che bello sarebbe se il mio letto prendesse esempio da voi e cominciasse a farsi da solo.Non è che io non voglia pulire casa, è che poi si consuma. Arriva un momento in cui t’accorgi che non puoi tenere tutti i vestiti su una sedia. Quindi fatti coraggio e vai a comprare un’altra sedia.

Se alla fine di una giornata così dovessero trovarmi priva di sensi con la fronte appoggiata ala cappa in cucina, nel referto della mia autopsia scriverebbero ‘Non è morta. E’ solo molto stanca’.

Non trasformate la vita in una tragedia. Tanto non viene comunque nessuno a vederla.

Solo noi possiamo trasformare una brutta giornata in una bella giornata facendo qualcosa di nuovo, d’inatteso di stupendo:

Restare a letto.

 

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