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settembre 2012

Fatti e disfatti quotidiani

L’amore ai tempi di WhatsApp. Tutto quello che avreste sempre voluto sapere sulle relazioni a distanza e non avete mai osato chiedere.

 

Va bene, ora spiegatemi un po’ come sia possibile che, con tutti i fanciulli proto umani o simil tali intorno a voi (ok, alcuni sono solo portatori sani di pene) voi siate andate ad ingarbugliarvi in  una relazione a distanza ?! Dico io, è già così difficile trovare l’altra metà della mela, quando non se la sono già mangiata i vermi e voi? Niente, voi optate per la fuga e l’esportazione dei ferormoni.

Come non si sa, sta di fatto che  sia successo. Fatto sta che ora ci siete, state scalando la parete aggrovigliate ad una marea di fili scoperti, dicasi i vostri nervi e, come dice il saggio “mai guardarsi indietro, nemmeno per prendere la rincorsa”. Non avete idea di ciò che vi attende, distanze, fisiche e non, fraintendimenti, linguistici e non, interferenze di ex, aerei persi e che avreste voluto perdere (per il rientro, ovviamente).

Questo non è un campo fiorito dove i perditempo, i titubanti, quelli che vogliono “sperimentare” possono pascolare col loro cuore di panna. Gestire una  storia a distanza   è una forma d’arte, per applicarla servono le “famose” tre C convinzione, costanza e … si, proprio quelli C******i.

Una sorta di progetto, del resto perché sbattersi altrimenti, quando di tromba amici ne  potreste trovare a iosa, dietro l’angolo, che dico dietro l’angolo…sul vostro pianerottolo…

Ma c’è qualcosa al giorno d’oggi capace di abbattere, almeno in parte, almeno temporaneamente in attesa di sviluppi, le vostre  distanze: si signori, WhatsApp. A tutti voi, dotati di smartphone e pollice opponibile dico, yes we can. Ed ecco come parole, immagini suoni e persino stati d’animo diventano condivisibili, chilometri di distanza abbattuti dalla tecnologia.

Controindicazioni? Si, diverse.

In cima alla lista le paturniotiche turbolenze mentali, tipiche delle signorine in mood ciclo perpetuo, ma oggigiorno in voga anche tra i portatori sani di … Ecco, avete capito.

Se avete intenzione di leggere tra le righe un mondo che “It’s only in my head”, vivere incollate al telefono, in una realtà virtuale che vi distoglie dalla vostra rete sociale di sempre, bè lasciate perdere. A nessuno piace portarsi in giro una cera di Madame Tussauds con Samsung incorporato. Se avete intenzione di controllare quante volte la vostra “media naranja” ha visto i messaggi, si è connesso o affini, ebbene siete sulla strada giusta verso un solare esaurimento nervoso nonché verso il titolo ufficiale di spremi attributi dell’anno.

Come in tutte le cose, serve la giusta misura, non è il caso di stipulare il solito tacito e mieloso accordo, tale per cui ad orari prefissati, ci si debba sentire chissà, ripetendo le stesse banalità. Non succede nulla se ci si contatta quando e se si hanno davvero cose da dire, da condividere. Non succede nulla se a volte vi capiterà di sperimentare l’ebbrezza di un monologo whatsappiano, dove voi, con tutta la passione del caso, cimentandovi in una lingua che non è la vostra, farete di tutto per condividere i vostri pensieri e, in tutta risposta dopo minuti arriverà un “vado a dormire amore, sono stanco, buona notte”.

Fatti e disfatti quotidiani, Non solo versi

Ballata del sonno stropicciato

Ti copro col mio manto,
Mi insinuo tra le dita
Nel buio di una notte al sapore di pensieri…
Ti solletico i talloni pizzicando le tue tempie
Ti giri e rigiri  tra le pieghe di una giornata
Che ancora ti sbuffa sulla nuca
Mentre la tua testa spinge verso
L’altrove,
Quell’altrove che ti centrifuga
Dove sei stata un’altra
Con guance distese e occhi scintillanti

Sono l’insonnia,
Al sapore di bile
Sono l’insonnia,
Retrogusto un pò amaro di una giornata al veleno
Solo io so ricordarti dove sei e dove vorresti essere.
Sono io che ti sussurro nell’orecchio
senza poter mentire mai.

E se decido di abbandonarti per un attimo
mentre la pace per un attimo ti sfiora e chiude i tuoi occhi di  piombo
Una voce “Fabi, hai qualcosa da mettere in lavatrice?”.
Tua madre, caterpillar in una cristalleria,
Cesoia delle ali di un Morfeo beffardo
Che di te si è ormai scordato.
Sei, dove non dovresti essere.

Sono l’insonnia,
Al sapore di bile
Sono l’insonnia,
Retrogusto un pò amaro di una giornata al veleno
Solo io so ricordarti dove sei e dove vorresti essere.
Sono io che ti sussurro nell’orecchio
senza poter mentire mai.