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febbraio 2012

Intro - ispezione

message in a bottle

 

 

Mi dispiace tediarti…forse nemmeno esisti o, come esisti nella mia testa non corrisponde alla realtà. Ti ho scelto, malgrado i tuoi silenzi per condividere le sensazioni di queste ultime ore che mi separano dalla partenza…mi sembra una sorta di capodanno, quando sai tiri un pò le somme e pensi a dei buoni propositi per i giorni a seguire…Non so cosa alimenta la tensione di questo mio viaggio, ma, comunque sia mi sembra di dare un saluto a qualcosa…Mi sembra di caricare il viaggio di aspettative, di sete di risposte che non avrò.

Guardo tutto come se lo facessi con gli occhi dell’ultima volta, saluto le persone a me care stringendole forte e cercando di lasciare un’impronta sulle loro guance.  Porto con me una valigia di dubbi,  un bagaglio di pensieri in cui mi metto in discussione sussurrandomi dei se e dei forse . Porto lì una me che verrà centrifugata tra sguardi, persone gesti ed esperienze e in realtà non so cosa succederà dopo. Non so chi sarò al ritorno.

Solo mi chiedo se qui ci sia poco spazio per me. Se poco è lo spazio nella mia testa, sovraffollata da pensieri e volti che dovrei dimenticare o se si tratta semplicemente di spazio fisico. Se davvero tutti i due litri di acqua frizzante stanno per esplodere, costretti dalle pareti di plastica di una bottiglia da mezzo litro fatte di abitudini e aria pesante. Non so se sia giusto davvero mettere tanti chilometri tra me e questo piombo..  Mi attendono giorni dove io sarò io, in un posto dove non importa che cosa indosso, non importa con chi sono…Non  so perchè ti sto scrivendo queste cose…Mi basterebbe un abbraccio…

 

Intro - ispezione

Varicella al sapore di sale

 

Trattenere il bolo della delusione
ruminandone il dolore tra denti digrignati in un sorriso forzato,
tra le ciglia di un passato troppo leggero per essere trattenuto.
Costole di piombo imprigionano un respiro che gela il presente e gli sguardi circostanti,
troppo fastidiosi per essere assecondati.
E’ un virus che ti segue, che fa da patina ai tuoi pensieri.
E’ un virus da cui non puoi fuggire, che non puoi fermare con l’indifferenza
e quando scoppia è fatta,
Come i puntini della varicella in fase ormai conclamata, pensieri al sapore di sale
rigano il tuo volto.
Urlano tra le tue ciglia tutto il dolore che hai dentro
schegge impazzite che attraverserai per trovare la porta
e chiudertela immediatamente alle spalle.

Fatti e disfatti quotidiani

TreNord è lieta di invitarvi al suo fantastico gioco-aperitivo

 

 

Per tutti gli ingenui che hanno sempre pensato di spendere i loro 37,50 euro di abbonamento a TreNord per un noiosissimo viaggio andata e ritorno casa-lavoro e per giunta in orario, ho il piacere di svelare un arcano che vi farà rimangiare i bestemmioni quotidiani che alimentano il turpiloquio time che vi vede protagonisti sui famigerati binari delle nostre beneamate stazioni.
In realtà i vostri sono soldi ben spesi, in quanto la modica cifra include il gioco-aperitivo TreNord frutto delle menti esperte di abili animatori rubati ai migliori villaggi Valtur!
Tutto comincia nel grande atrio della stazione di Sesto San Giovanni dove è stato predisposto il centro di raccolta, gli avventori TreNord, curiosi e attanagliati dal mistero del “chissà cosa mi succederà stasera” fissano naso all’insù il fantastico tabellone, che sornione lascia quell’alone di suspance e complicità per il gioco “se lo prendo lo prendo, vediamo da che binario partirà il tuo treno stasera”.
Ed è così che ti può capitare che mentre il tabellone ti stia dicendo “vadi vadi, il binario giusto è il numero 1”, una voce beffarda quatta quatta si faccia strada tra il cinguettio nervoso delle desperate housewives dicendo “attenzione, tutti sul binario 3″…Così ti ritrovi a correre e fare lo slalom gigante sui gradini per tentare di accaparrarti il posticino in prima linea per acciuffare il tuo trenino.
Una volta superata la prova binario, un’altra sfida dietro l’angolo, “il gioco della porta”, la sfida, che prevede più gradi di difficoltà consiste:
A- nell’individuare il punto esatto in cui il treno ti si fermerà davanti, aprendoti le porte del buon umore,
B- schivare le porte rotte.
In pochi ce la fanno, molti vengono squalificati per aver barato lasciando segni strani sulla banchina la sera prima, per evitare tali azioni disoneste difatti il capotreno non si ferma mai allo stesso punto e così il gioco si complica perchè i partecipanti dovranno correre agilmente da un punto all’altro inseguendo le varie vie di entrata e, talvolta, perché no, inventarsene di alternative.
Una volta a bordo, TreNord vi accoglie con una confortante temperatura equatoriale, molti affermano di aver avvistato antilopi e gazzelle occupare posti riservati ai mutilati di guerra, altri hanno intravisto paperelle e braccioli nella borsetta del controllore.
TreNord è inoltre lieta di stimolare in voi allucinazioni extrasensoriali diffondendo odori di varia natura, da kebap, pizza gorgonzola e cipolla e passato di verdura andato a male. Diciamo che questa è più una prova di sopravvivenza darwiniana, solo i migliori possono farcela senza svenire e, una volta sopravvisuti, anche all’effetto sottovetro e aver provato la magica ebbrezza di sentirsi come un’oliva in un barattolo, l’ultima prova: il gioco della sedia.
I veterani asseriscono di aver affilato le proprie armi sviluppando tecniche elaboratissime (seguendo per altro i tutorial su youtube prodotti dall’FBI)per riconoscere chi tra i vari passeggeri scenderà alla prossima fermata, in modo che una volta imburrato per bene potrà sgusciare e sedersi.
Il gioco purtroppo finisce quasi velocemente e il capolinea tarda poco ad arrivare. I passeggeri scendono quasi rattristati ma con l’eterno quesito “Chissà TreNord a cosa ci farà giocare domani…”

Fatti e disfatti quotidiani

La sostenibile leggerezza dell’essere quando pronunci “chissenefrega””

 

Esiste una regola cosmico-esistenziale che prevede un fastidiatore fisso, che con una precisione chirurgica ha la capacità di irrompere all’improvviso, chissà forse come segno divino per mettere alla prova la resistenza dei tuoi nervi, se resisti e innalzi il tuo record di boiling point in palio per te ricchi premi e cotillon.
In preda al torpore davanti al vostro pc, la giornata lavorativa si è srotolata tra scene di normale amministrazione, risate tra colleghi, la rassicurante conferma che il collega xy dopo un barlume di speranza ha ricominciato ad ignorarvi passandovi attraverso con il suo sguardo…
Nè vinti nè vincitori, qualche soddisfazione qui e li…lavorativa e non…

Ma sul più bello quatto quatto all’improvviso arriva lui, l’unico insuperabile palle di burro (noto appartenente alla specie Hominis Sine Sferas) che con un insolito guizzo negli occhi che rompono la monotonia del suo consueto stato catatonico con fare di sfida esordisce con “ho fatto una pensata” (e già vedi l’inculata arrivare a gamba tesa da dietro l’angolo, con seguente principio di Vaffa sulla punta della lingua nonchè un barlume di stupore “pensata…deriva dal verbo pensare…oddio e tu cosa c’entri con questo verbo?”).
In quel momento sei ad un bivio: ascoltare e eruttare come un vulcano, oppure guardare la scena togliendo l’audio e assaporare la saziante voce interiore del CHISSENEFREGA che sfama ogni convulsione di rabbia.
Poter scegliere di non farsi scalfire, incredibile sensazione che appare come un neon sulla faccia, un sorriso involontario quanto automatico ti illumina e pensi “ma a me che cazzo me ne frega?”. Scegliere di non dare spazio al disprezzo.
Chissenefrega…la lingua scivola da sola,
Chissenefrega di palle di burro e dei suoi giochetti di vendetta.
Chissenefrega se la sua valletta “Saggina” se lo rivolta come un pedalino pensando di arrivare chissà dove con torbidi lavori “sottobanco”…
Ho il cuore lontano lontano e la testa avvolta dalle urlacchianti soddisfazioni, progetti andati in porto. Amicizie, vecchie e nuove, consolidate.
Chissenefrega, impasta la bocca di leggerezza, parola chiave che chiude fuori dalla porta i molestatori e fa iniziare la festa a ciò che realmente sono…
Un chissenefrega è un pò come surfeare, dominare l’onda e non annegare nel mare del superfluo.