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December 2011

Non solo versi

Una lama a quattro punte

Più volte ho cinto il capo con una corona chiamata Amore.
Più volte ho stretto i miei capelli tra le 4 punte di
Eros Anteros Himeros e Pothos.
Infinite volte ho sfregiato la mia pelle con la lama di queste punte
Ho schiacciato le vertebre del mio collo
sotto un peso solo da me avvertito e che non mi impediva di erigere il capo e lo sguardo
verso un orizzonte che da chiaro è diventato vapore,
ciò che resta di un affetto sfiammato troppo presto tradotto dalla parola privazione.
Troppe volte ho appoggiato le mie mani sulla corona, impugnandone le maglie e rimanendone incastrata.
Sentendomi leggera sotto il peso di un’utopia, portando i piedi ad affondare,
abdicando a favore di viscida sabbia sporcata di realtà.

Citando qui e là...

Non puoi tenermi (Can’t Keep)

Voglio agitarmi

Voglio attorcigliarmi

Voglio abbandonare

la mente e gridare.

Ho vissuto

tutta questa vita

come un oceano

travestito.

Non vivrò per sempre,

non mi puoi tenere qui.

Voglio fare a gara

Con il tramonto

Voglio un ultimo respiro

che non emetterò

Voglio alzarmi

e dire buonanotte

Voglio dare

Un’occhiata dall’altra parte

Ho vissuto

tutte queste vite

E’ stato magnifico

Di notte

Vivrò per sempre

Non mi puoi tenere.qui.

Fatti e disfatti quotidiani

Quando la convinzione di essere invincibile ti abbandona

Quando la convinzione di essere invincibile ti abbandona, complice la tua schiena di vetro,  ti capita di guardarti intorno e speri di poter dire, “bè a me passerà”.

Lunedì mattina, ore 9, freddo becco e tu che cammini come una novantenne col patello, ti trovi davanti  al portone del tuo medico di famiglia sperando che freddo e attesa ti premino e che come un fluido sciolgano i muscoli della tua schiena, bloccati da una brillante mossa da kung fu Panda all’ultima lezione di fitboxe.

Giunta nell’anticamera del traguardo, la sala di attesa, un via vai di casi umani ti si palesa davanti, ognuno con la sua esigenza, ognuno col suo linguaggio e ognuno con la convinzione di avere un asso nella manica per passarti davanti, ovviamente “solo per dire una cosa veloce al dottore”.

La categoria che stravince: gli anziani che ne sanno sempre una più del diavolo. La loro ben nota esperienza  da assidui frequentatori di ambulatori fa si che conoscano ogni minima abitudine del medico, il qule è ormai diventato “uno di famiglia”. Sanno per esempio preannunciarti quando la luce del cancello automatico sta per lampeggiare  stile aurea celeste, “Il Dottore arriva sempre alle 9, poi dipende, quando ha la luna buona si presenta anche 10 minuti prima e comincia a preparare”. Si avventano come dei maratoneti alle poltrone sotto lo sguardo in grugnito del medico che già vede in quell’inizio un triste presagio per la propria giornata lavorativa. Pronti a spazientirsi se alle 9.04 il doc non si è ancora accinto a cominciare con le visite, tutto ritorna nelle righe quando alle 9.05 il povero dispensatore di cure apre la porta per accogliere il primo caso del giorno…Nell’attesa provo a riconoscere segni e sintomi degli altri commensali di sfortuna tra i quali individuo prontamente altre schiene di  vetro. L’espressione è inconfondibile, fronte aggrottata, denti digrignati e disperazione nel poggiare le chiappe su una “comoda” sedia.

Il mio calvario dopo il coronamento dell’agoniato certificato medico, termina in un fantastico studio fisioterapico. Inaspettatamente finisco in mutande, scenario corredato dal commento  goliardico “hai messo su pancia eh?”, e all’improvviso mi trovo almeno una decina di mani addosso. Trattasi in realtà di un fantastico macchinario tutto fare programmato per uccidere…ehm il tuo dolore…e il tuo amor proprio.

Dopo il trattamento da regina, mille commenti sulla mia buriggia, su quanto sono nervosa “e questo non fa bene alla tua schiena”,  e su quanto più spesso dovrei fare sesso. Me ne vado con l’impressione di essermi quasi riappropriata della mia motilità.

Ore 22.42, sempre lunedì: di nuovo dolori, e…”ecco non sono sicura che mi passerà”.

Intro - ispezione

Io ti odio

La luce ci sorprese, arruffati e affamati degli ultimi istanti a noi concessi.

Nudi e impotenti davanti all’incalzare del tempo, per nulla complice e pronto a dividerci ferocemente.

L’ultimo sorso di noi al gusto di un arrivederci, senza sapere sotto quale cielo  avremo di nuovo mischiato pensieri, baci, illusioni e cocci da rimettere insieme.

Ti odio perchè ti amo, ti odio perchè ho bisogno di te.

 “Sei la passione, la tentazione, l’ossigeno sporco che fa soffocare”…

Fatti e disfatti quotidiani

Il Gladiatore del posto in metrò, ovvero “All’apertura delle porte e superata la linea gialla, scatenate l’inferno”

Pochi giorni fa ho letto un articolo tratto dal Corriere della Sera dal titolo ” Il lato giusto, il bersaglio e i «nemici» Come conquistare un sedile sul metrò”, poche semplici regole strategiche per fare in modo che le vostre reali natiche si appoggino comodamente sul “voncio” sedile dal metrò.
Ho letto attentamente cercando di carpire magici segreti, ma ho già individuato delle falle nel sistema…
Lo scenario è il seguente: Milano, ora di punta, Fabtozzi  si addentra nella foresta dei mezzi pubblici, quella terra di nessuno dove ognuno si fa giustizia da solo e si trasforma in gladiatore.
L’articolo suggerisce come prima mossa di fingersi un “civile disinteressato”, di non far emergere ai più l’aria di accanimento competitivo perchè «tutte le guerre sono basate sull’inganno». Nel caso di Fabtozzi è facilissimo, occhi a tapparella, materasso ancora attaccato alla schiena, direi che la dissimulazione può essere il suo forte.
Sul territorio di guerra stile risiko, si distinguono due ruoli principali: i civili, quelli che dissimulano, appunto, e gli aspiranti, ossia coloro che ci credono e salgono con una cattiveria degna di un’arena vera e propria.
Importante è la valutazione degli occupanti, (comportamenti e conversazioni).
– “Tieniti lontano da: quelli che si sono appena seduti, hanno un’aria rilassata («resteranno a bordo a lungo»);” > Fabtozzi ha invece l’insuperabile capacità di finire sempre davanti a coloro che sono arrivati in treno con lei e che sa per certo che scenderanno alla medesima fermata.
–  “donne incinta o anziani («almeno che la caccia al posto non abbia cancellato ogni vostra etica»)” > Fabtozzi in realtà sta coltivando in se una repulsione verso l’umanità in generale, nelle sue orecchie rieccheggiano sempre più le parole del grande Bukowski «Umanità, mi stai sul cazzo da sempre»…tutto questo non ha ancora attecchito completamente e presto tale sentimento viene vinto dal solito noioso spirito da crocerossina. Perciò, nei pochi casi  in cui riesce a sedersi, ha poi l’enorme fortuna di trovarsi davanti il povero vecchietto di turno al quale chiedere “Signore si vuole sedere?” Le reazioni non sono omogenee, spesso tale moto di gentilezza perplime la gente, che dopo un silenzio di 10 secondi , a volte risponde: “eh ma mi dispiace farla alzare”…” ma no non si preoccupi, sono più comoda  in piedi” e lo sforzo per fare un sorriso sincero è davvero enorme.
– “Marca stretto quelli che ripiegano il giornale o controllano il nome della stazione («stanno per scendere»). Il trofeo è ora a portata di mano, sul campo ci sono pochi «gladiatori» e un colpo di fortuna potrebbe premiare lo sforzo tattico: è il momento però di affinare capacità di concentrazione e lettura dei metro-comportamenti per distinguere chi si sta alzando da chi manda segnali ambigui.”
> Ecco a questo punto Fabtozzi rimane incastrata tra l’illusione che un posto si stia liberando e lo scontro con la dura realtà che vede invece la preda mettere da parte un giornale per estrarre un libro e riprendere la prorpia posa rilassata da felice passeggero.
– “Ogni senso deve essere desto. Di più: «I veterani, come camaleonti, sviluppano un campo visivo a 360° per intercettare posti anche dietro le loro spalle», spiega Mr Nelson. Ogni mezzo è buono per individuare l’oggetto del desiderio. Ma attenzione: «Quello che conta non è muoversi per primi ma muoversi con intelligenza». Anticipando le intenzioni di chi ci cede il posto (non sempre punta alla porta più vicina ma alla meno affollata): Favorendo e proteggendo il suo passaggio (e il sedile) si evita così d’essere d’intralcio e perdere preziosi secondi che potrebbero regalare il posto ad altri.”

Ora, vorrei che Mr Nelson mi spiegasse, come faccio io, Fabtozzi di prima mattina con la faccia ancora slacciata, gli occhi da orientale modellati dal sonno e dalle “Sansonite” posizionate livello occhiaie a giocare a twister, risiko e a “guerrieri” e tutto in contemporanea??

 

Fatti e disfatti quotidiani

Non hai lasciato un vuoto, hai semplicemente fatto posto a qualcosa di meglio…

E poi capita che, mentre neanche ci pensi qualcuno decida di “Jumpare” nella tua vita,lo fa quasi con prepotenza perchè da lontano ti ha avvistata come una preda succulenta.
Tu, colta alla sprovvista decidi di lasciarti trasportare e piano piano fai spazio nella tua vita all’intruso e lasci che Edith Piaf ti canticchi nell’orecchio “la vie en rose”.
Attenzione, una terribile variante potrebbe intervenire in questo scenario da “Tempo delle mele”: scoprire che l’intruso ha in realtà deciso di sperimentarsi, avete presente i video game? tutto il discorso del livello uno, livello due…recupero doppie vite e sfide varie?Ebbene, voi siete solo uno dei livelli fino a quando arriverà il game over.
Come riconoscere e prevenire? Impossibile, soprattutto se “the fake Mr. Right” vi imbottisce di sms, e se presenza e attenzioni vanno di pari passo…
Un primo sospetto dovrebbe sorgere nel momento in cui vi viene detto “eh ma si sai però io ancora non mi conosco ancora bene e perciò non faccio programmi a lunga scadenza, sai potrebbe capitare che da un momento all’altro io non abbia più voglia di vederti…”, ecco li potreste intuire che non la sta proprio buttando sullo scherzo…Ma preferite tenere chiusi orecchie, occhi naso tutto ciò che potrebbe farvi fiutare il famoso epilogo della pedata nel culo.
Ed è cosi che un bel giorno, vi alzerete normalmente per andare a lavoro, in palestra vedere gli amici, le ore passeranno e il telefono resterà muto…guardando per la centunesima volta il vostro cellulare, la fotina del vostro display vi guarderà con l’aria di dire “cazzo guardi, ancora ci credi?”.
Un disegno si farà chiaro nella vostra mente coronato da un sms che in realtà lo è di meno “scusami, oggi ho rivisto la mia ex, sono sconvolto. Spero tu mi possa capire…”. E una domanda ti sorge spontanea: perchè hanno tutti cosi tanta fiducia nelle mie capacità mentali e di comprensione?

 

Non solo versi

Il giullare con la corona

 

 

Il giullare con la corona
attira la mia attenzione per la coda,
tinge l’estate di un sapore sconosciuto
e punge di miele le guance.

Il giullare con la corona
ha lo sguardo lontanto lontano,
riemerge dalla sua solitudine
per inseguire un probabile amore;

quando ride lo fa con ogni centimetro
di pelle,
quando ti scruta, lo fa con l’animo di chi è già caduto ed è stato sommerso.

Mi aspetta, e tra le pieghe della sua voce mi chiede di
sostare per un pò nella sua vita.
Lui è l’aria che scompiglia i capelli, il profumo nuovo che incuriosisce,
il suono che attira lo sguardo verso una nuova direzione.

E ora che sono a chilometri di distanza
il vento bisbiglia il suo nome in un orecchio
e accarezza ruvidamente la pelle.

Non solo versi

Sottopelle

 

Striscia sottopelle
come fluido proibito,
ghiaccia ciò che tocca
e paralizza gli arti.
Si siede sul petto
e ne spezza il respiro,
parola proibita
che nessuno vuole udire.

Briciole sotto il tappeto di
un lungo corridoio
stretto da pareti che
hanno visto tutto
ma continuano a tacere.
Freddi pilastri di un ricordo a cui tappare la bocca