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September 2011

Fatti e disfatti quotidiani

…e poi arrivano i piacioni…

 

Lo spettacolo che ti offre il classico piacione all’opera è davvero impagabile…
Piacione, da non confondere coi termini, vitellone, cucadores, tombeur de femmes.
Il piacione è colui che è ed eternamente sarà affetto dalla sindrome del “mi piace piacere”, appartenente alla razza del homo bellus cumvinto, persegue l’attenzione e l’approvazione dell’umanità con tutte le sue forze.
Il piacione nel corso degli anni si è evoluto e adattato ad ogni ambiente terrestre, i cambiamenti climatici non sono per lui di certo una sfida, purchè possa sguazzare in ambienti gremiti di umanità (di vario genere, il piacione può stare con chiunque, può e deve piacere a chiunque).

 

 

L’homo bellus cumvinto si adopera per cercare conferme di se stesso a livello globale, deve leggere nello sguardo altrui che è bello, che è interessante ed è per questo che la sua razza si è evoluta tra molte (contrastando quasi il record degli Hominis Sine Sferas).
Il piacione sa sempre cosa dire per lusingarti, lo guardi e lo sai che ciò che gli esce dalle labbra fa parte di un copione di 20 mila battute prestabilito per la giornata, ma tu ci vuoi credere, perchè lo splendidone ha bisogno che tu lo faccia, ha bisogno che tu arrossisca al suo passare e ha bisogno di avere dei seguaci quando al suo gesto alla Fonzie ti inviterà a bere un caffè…
Ebbene, i piacioni si distinguono nell’ambiente di lavoro con il loro assoluto savoir faire, disseminano sorrisi e saluti a destra e a manca quando, quasi ancheggiando fanno strada al loro grasso grosso ego nella navata centrale dell’ openspace, sono i prediletti dei capi, e i rubacuori della situazione.
Mai e poi mai prenderanno una posizione precisa o rischieranno di esprimere giudizi sui loro colleghi, i quali hanno la stessa importanza che ricopre la massa di elettori per un politico.
C’è sempre da imparare da un piacione, emularlo non sarà mai abbastanza facile ma prenderlo per i fondelli e giocare con il suo ego forse si…

 

Fatti e disfatti quotidiani

Ricordi imbarazzanti di una gioventù bruciacchiata

E’ incredibile come certi eventi della tua adolescenza che per anni hai tenuto nascosti sotto il tappeto dell’imbarazzo ora diventino talmente esilaranti e illuminanti da farti fare un collage tra le elucubrazioni che animano quotidianamente le vibrazioni della mia piccola e attiva scatola cranica e l’evolversi di un carattere che spesso riesce a stupire anche me.
Una carrellata di figuracce soprattutto legate al tema sport mi si è parata davanti e finalmente ho capito tutto, bè diciamo molto.
Da sempre, anche se non si direbbe i miei genitori mi hanno spinto verso ogni forma di attività fisica “ti fa bene, socializzi e perdi un pò di peso patata!”.
Ebbene, la mia carriera nello sport è iniziata con la ginnastica artistica, io che avevo paura persino di fare la verticale e una volta facendola mi sono anche slogata un pollice.
Arrivò il grande giorno del saggio, tutte noi con un body che portava i colori della società, blu con le strisce gialle laterali, tutte noi dovevamo indossare del tulle giallo stile tutù e fu cosi che fui protagonista del mio peggior incubo che diventava realtà: io,una bimba cicciottella con gli occhiali rotondi e le meline rosse disegnate e…un tutù immenso, di un giallo che più intenso non si può.
Quello fu solo l’inizio…
Siamo alle medie e anche li Fabiana deve fare sport, cosa farle fare se non lo sport più completo al mondo: il nuoto?
Il punto è che il mio gruppo era gremito di  marmocchi contesto in cui riuscivo addirittura ad esser la più alta oltre che la più larga…
Prima del temibile tuffo, quando arrivava il mio turno, l’insegnante faceva scansare tutti per evitare che facessi loro la doccia con il mio trionfale ingresso in acqua, si apriva un varco intorno a me, non solo in vasca…
Con il passare del tempo si allontanava sempre più anche l’incubo delle lezioni di educazione fisica, umilianti test di destrezza che mi costringevano a mettere in atto la mia più alta creatività (mal di pancia, dolore lancinante al ginocchio e schiena che crocchia) pur di svignarmela.
Ad oggi sferro calci e pugni ad un sacco sentendomi kung fu panda ma divertendomi un mondo, salto su e giu dallo step e ho scoperto che mi piace sudare e sentire gli addominali doloranti….

Intro - ispezione

il filo spinato del vorrei ma non posso

Un pensiero che rotola in gola
soffocato dal filo spinato del vorrei ma non posso.
Le guance avvampate da un sorriso sfuggente
il sapore di una barba che punge su un’insipida giornata
che è carta moschicida per idee che corrono veloci.
Scoprire cosa c’è dopo le 18 di un sorriso stagnante di tasti consunti, di giorni sempre uguali.

Fatti e disfatti quotidiani

Sentite ragazzi, questa giornata per me è cominciata male… È meglio che lasciamo perdere…

Se le parole pronunciate da Foster nel film “Un giorno di ordinaria follia”, riecheggiano o meglio rimbombano spesso nelle vostre giornate grigioblu che si sviluppano in un tappeto di nevrosi, in cui si inciampa tra un ciao e un sorriso convenzionale ed altre forme di finta civiltà che ti tocca sopportare ogni santissimo giorno, allora benvenuto nel club.
E con uno sforzo superiore ad ogni tua capacità mentale cerchi di ricordare quando è cominciata, quando hai cominciato ad assuefarti ad una pseudo normalità fatta di giornate che iniziano con insulti al volante, istinto omicida in treno dove il bon ton non è mai esistito e ti ritrovi una vecchia carampana pseudo organizzatrice di eventi che come un antifurto sente il bisogno di renderti partecipe della sua conversazione telefonica, mentre tu sei immersa nella lettura, (l’unico mondo parallelo che ti è consentito mantenere e che come un fedele amico ti offre sempre riparo).
Una volta scesa negli inferi della metropolitana dove normalmente e secondo una logica sconosciuta ai più, trovi i tropici o la siberia a giorni alterni così, giusto per il gusto della sorpresa, si potrebbero addirittura organizzare delle bische clandestine scommettendo sulla metereologia ATM.
Quando pensi che per un quarto d’ora di metro avrai finalmente un attimo di tregua, appare la temibile collega culone a tanica antipatica come un virus intestinale e soprattutto pettegola, mooolto pettegola. Al che metti in atto il vecchio stratagemma del bacherozzo, ti butti sulla schiena e ti fingi morto almeno fino a quando il bisbetico bimbendum si collochi in posizione di sicurezza: lontano lontano.
L’arrivo in ufficio è sempre tragico: ancora con la faccia slacciata ma già con i nervi a fior di pelle spesso ti imbatti in quelle persone dalle lodevoli intenzioni di socializzare e che realmente vogliono sapere come stai.
Ti soffermi, le guardi in faccia un secondo con la speranza che leggano in sovraimpressione il tuo pensiero…”Sentite ragazzi, questa giornata per me è cominciata male… È meglio che lasciamo perdere…”. speranza che puntalmente viene delusa….

Fatti e disfatti quotidiani

Quisquiglie e pinzillacchere

C’è chi al primo appuntamento non fa assolutamente nulla per piacerti e c’è chi invece, ti fa dimenticare che sei dotata di favella…
Questo il preambolo. Ci deve essere un filo logico sconosciuto ai più (o forse solo a me stessa), che spinge alcuni soggetti apparentemente privi di patologie psicosociali ad buttarsi nella mischia e ad invitarti fuori per poi manifestare dei comportamenti anomali, forse testare il tuo grado di adattamento.
Forse si tratta di una sorta di evoluzione della specie, chi tace e si adegua passa al secondo turno e scatta l’ulteriore appuntamento, chi rimane perplesso si ritrova come me a farfugliare per iscritto qualche panzana che possa aiutare a capire che cosa passa nella testa a chi non fa assolutamente il minimosforzo per non dico piacere ma risultare gradevole al primo appuntamento.
E’ vero non si tratta di un esame ma è vero anche che “non c’è una seconda occasione per fare una prima buona impressione”. Ma in fondo è sempre istruttivo ritrovarsi a fare il taxi all’ultimo secondo per andare a prendere il tuo “cavaliere”, fare da paravento a sguardi rivolti a dolci e giovani pulzelle e bere per dimenticare che stai buttando via alcune fantastiche ore di un mercoledi sera di fine estate.
Cialtronare, voce del verbo perdere tempo, impiegarlo in ciò che non ti interessa, questo è il risultato.


C’è chi poi involontariamente è capace di pilotare la tua temperatura interna e lascia che il tuo subconscio si ponga la domanda: “dov’è la tua proverbiale favella asciugatutti quando Mr X ti parla”?
Chi lo sa dove si nasconde, certo è che non c’è un solo centimetro della pelle che rimane asciutto…persino le palpebre cominciano  a sudare e, rassegnata, fai in modo almeno di non darlo a vedere.
Incredibile poi la scelta degli aneddoti “simpatici” da raccontare nel tentativo di risultare simpatica e intelligente tutto in una volta sola, la simpatica vecchietta che hai soccorso in Croce Rossa il sabato precedente (simpatica ma di buon cuore…) e altre innumerevoli boiate (per la serie sono bionda naturale, fuori e dentro…).
Quello che resta dopo queste figure power è un bel senso inebriante di leggerezza e allora mi chiedo se di tratti delle classiche situazioni che devono rimanere nel limbo, destinate a non concretizzarsi e dalle quali sfruttare solo l’aspetto “immaginazione” inventandosi un finale diverso ogni volta stile “sliding doors”.
Certo è che bisognerebbe impedire a Mr. X di prendere ferie, la settimana è già difficile così, figuriamoci senza il motivatore…