Monthly Archives

agosto 2011

Fatti e disfatti quotidiani

7 vizi in 15 caleidoscopici giorni…

“Vivere il ritorno come cambiamento, la partenza, come senza ritorno…”

Superbia (desiderio irrefrenabile di essere superiori agli altri, fino al disprezzo degli ordini e delle leggi).

Forse lo sono, forse è una mia forma di razzismo o forse sono talmente piena di me che neppure me ne rendo conto.
Sono lontana chilometri dal mio paese e finalmente l’aria che respiro non è quella di una piccola città di provincia con l’odore stantio di una mentalità che impregna le pareti del quotidiano e benda gli occhi della gente.
Ora la mia parete è leggera, è elastica e mi spinge ben oltre i limitati orizzonti di casa. Così mi capita che, come compagno di banco, ho un giovane cinese alto due metri che a casa sua non ha accesso a facebook o a youtube (se penso a quanto tempo ci passo io…).
Di fronte a me un altro cinese, Ching Don, reduce da  un anno passato a Cuba per studiare medicina, posto dal quale è fuggito, posto dove non aveva nemmeno la libertà di ottenere un’altra razione di cibo quando aveva ancora appetito.
Ho scoperto che esiste un paese che si chiama Surinam  si trova in America Centrale, era una colonia olandese…e chi aveva mai parlato con qualcuno del Surinam?…E poi c’è Yma, da Taiwan, Kim dall’Olanda…ecc. ecc. ecc.
E poi ci sono gli italiani, eh già quelli non mancano mai, è incredibile, con questa aria da sbruffoni  per la serie “ok espatriamo ma sta di fatto che l’Italia è l’Italia” (io ho la capacità di attirarli come miele), e allora lì si perde tutto il gusto per la conoscenza e la curiosità, si perde il clima da Torre di Babele che invece caratterizza ogni centimetro di Salamanca.
Ecco si, lo ammetto sono razzista e posso dare l’idea di sentirmi superiore a tutti quegli italiani che viaggiano si, ma per i quali le differenze sono difetti, per i quali lo sport preferito è puntare il dito verso ciò che non è “come da noi”. Posso sembrare superba, la realtà è invece che soffro molto, non riesco a restare indifferente davanti a certi casi.
Il ventaglio di personaggi in cui “inciampare” è medio alto, distinguiamo infatti il nazionalista (per non dire altro) in trasferta, quello che si aggira con la sua aria tronfia e orgogliosa additando qui e li chi porta un taglio di capelli alternativo, chi ha abitudini diverse dalle proprie, chi fa scelte di vita diverse e chi si sente di lottare per degli ideali (come  tutti quegli “imbecilli manifestanti, com’è che si chiamano? Ah si “indignados”, maledetti come quei quattro coglioni di Genova e…bla bla bla bla bla bla”). Per questo tipo di ottusità,  io organizzerei una sorta di gioco della playstation invece di farli viaggiare sul serio perché in realtà per loro il viaggio non è una scoperta, bensì la ricerca di conferme che da loro si sta meglio e che i “diversi” sono dei burini inferiori…
Due parole e non di più su un’altra categoria eclatante, “le shampiste in vacanza”, nota specie caratterizzata da una allarmante forma di  neurossia, ovvero mancanza di neuroni (gli ultimi se li sono bruciati organizzando lo shopping nei numerosi negozi di scarpe del luogo).
Che forse la superba non sia io…chissà…

Avarizia (desiderio irrefrenabile dei beni temporali).

E’ incredibile, non ho mai visto cosi tanti negozi di scarpe uno vicino all’altro, cosi tanti negozi di abiti e accessori…Salamanca sembra un grande paese dei balocchi, una sorta di negozio gigante di cose che vorrei avere, di bon bon che vorrei comprare per poi portare tutto in Italia e dire “eh si,questo arriva dalla Spagna, un altro stile…”
Non sono riuscita a lasciare a casa quel senso di soddisfazione e sazietà che provo nel possedere qualcosa che ho visto e mi piace, anche se qui noto un’attenzione diversa all’apparenza o meglio all’apparenza altrui.
Mi spiego, qui c’è un’ondata di belle ragazze (una concorrenza spietata che fa sfumare il progetto di accasarmi con uno spagnolo), ma belle per lineamenti, portamento o forse la stessa diversità mi porta a vederle come belle o “più belle”. La cosa fantastica è che ho l’impressione che ognuno di noi possa vestirsi o conciarsi come si pare, non noto quello sguardo attento con piglio da “ma come ti vesti?”.
Ho scoperto che qui in Spagna i maschi italiani vengono chiamati “metrosessuali” ossia, la loro attenzione estrema all’aspetto fisico li porta a dare una dubbia immagine della loro mascolinità. Onestamente non sono riuscita a smentire questo punto di vista, ho semplicemente spiegato che il mio genere è però è un altro….

Lussuria (desiderio irrefrenabile del piacere sessuale)

Qui il simbolo del machismo è il Tuno. Il “Tuno” è uno studente (più o meno fuori corso) che fa parte di una confraternita e che ogni sera qui a Salamanca suona brani da menestrello in abiti medioevali stile “Non ci resta che piangere”. Detto così non da grosse emozioni, ma la verità è che il fascino del musicista spadroneggia in ogni dove e non ha confini spazio temporali e perciò anche il menestrello ha i suoi argomenti, diciamo cosi.
E fu cosi che una sera, dopo un pomeriggio passato alla classe di salsa io e la shampista ci siamo discretamente accostate alla folla che circondava i tuna sulle note di una similsalsa e ci siamo messe a ballare. E’ stata questione di attimi, arriva un tuno chiquitito ci prende per mano e ci invita a fare la stessa identica cosa ma…davanti a mezza Salamanca!!! Così in modalità velina metto in pratica gli insegnamenti totalmente tranquilla davanti alla folla e ai ragazzotti che mi suonavano alle spalle.
Dopo l’acclamatissima performance (e ci tengo a sottolineare che la gente il giorno dopo mi ha anche fermata chiedendomi ma tu sei quella che ieri ha ballato coi tunas?), ci viene chiesto di fermarci e scopro che il mio posto è accanto ad un riccioluto fanciullo che inspiegabilmente vista l’ora, indossa un paio di occhiali da sole…lo guardo.. lo riguardo e mi dico “ma io questo lo conosco”: oddio ma è il sosia di Pacey di “Dawson’s Creek”!!! All’improvviso mi rivolge la parole, mi chiede di me e di come mi chiamo e, quando ricambio la sua curiosità con un semplice “y tu como te llamas?” lui risponde “Boris”. “Non può essere il tuo vero nome, Boris” “Il mio vero nome è un altro ma se te lo svelo poi sono costretto ad ammazzarti…”
Ci sa fare il Troisi de nosotros e allora da quel giorno lo osservo lo guardo suonare e noto come rispetto agli altri metta della personalità in ogni cosa e in ogni strumento che gli capita di suonare, non importa se contrabbasso se chitarra o mandolino.
Non è un pescecane come gli altri, non si avventa affamato sulle groupies a fine “concerto” e accidenti c’è qualcosa che mi attrae.
Passano i giorni e arriva l’ultima sera in cui posso udire i menestrelli nelle loro colorite performance, lo faccio con i miei fedeli amici crucchi seduta in Plaza Mayor, sorseggiando un buon vino tinto. Al termine del concerto decido che sarebbe bello andare a salutare i fanciulli, e cosi spronata anche da una loca brasileña che ci ha fatto compagnia al tavolo sono arrivata al loro cospetto.
Non ci credevo, i tunos si ricordavano il mio nome e mi hanno addirittura chiesto dove fossi stata tutto questo tempo…Fernando(Lucifer), Jaime(Fujitsu), Oscar (Roda) e poi, lui: Boris. Mi prende per mano e ci sediamo, scopro che in realtà è colombiano e che parla spagnolo, portoghese, inglese e francese…ah però, non sei solo un neolaureato in giurisprudenza…
Se fossi un uomo spagnolo proverei l’ebbrezza di essere un tuno, una ragazza dietro l’altra e il fascino della divisa mi spingerebbe a chiedere sfrontatamente all’estranea cavaliera di turno “ci vediamo all’1.20 qui ok?” Lasciando così la prospettiva di essere “groupie for a night” , un numero o semplicemente di stare bene e di avere un motivo in più per ricordare la vacanza….

Invidia (tristezza per il bene altrui, percepito come male proprio).

Cristina è una bambola, sembra di zucchero…ha gli occhioni blu grandi grandi ed è così piccina che potrei metterla sul comodino.
Vive a Salamanca da 8 anni, ha insegnato, condiviso appartamenti migliorato terribilmente il suo spagnolo tanto da sembrare madre lingua…Ecco lei fa la vita che vorrei, vivere in una città che ti da molto anche solo spalancando gli occhi alla mattina e soffermandoti su  quel particolare che scorgi dalla finestra alla mattina.
Salamanca ti sta stupire, mentre cammini distratta  una nuova meraviglia ti si piazza davanti con prepotenza e si lascia ammirare. Come potrei non provare invidia per coloro che vivono qui, o meglio per coloro che hanno avuto l’audacia di fare “il grande salto” ?…

Gola (abbandono ed esagerazione nei piaceri della tavola).

Tortillas, croquetas, paella, queso machego e jamon serrano….croquetas, tortillas, paella, jamon serrano e queso machego tutto bagnato da litri di vino tinto…
Ci si mette anche Salamanca a punzecchiarmi sulla linea e io raccolgo la sfida (perdendola, ovviamente)…Ogni lunedì  la scuola organizza la ruta de tapas, ribattezzata come “ruta de la muerte”: dalle 20 in poi si comincia a vagare per più e più posti differenti dove ci si procaccia da bere (tanto) e da mangiare (un pò meno)
Mi diverto e osservo la serata con gli occhi di una ragazzina al primo viaggio all’estero: persone da diverse parti del mondo con la propria cultura che comunicano in una stessa lingua con la stessa voglia di divertirsi…Qui è il paradiso e poco mi importa se sto accumulando chili su chili a smaltire ci penso a casa, la prova costume qui in piscina distraendo con la mia simpatia i rotoli da balena spiaggiata, l’ho già superata, posso dirmi soddisfatta dunque…

Ira (irrefrenabile desiderio di vendicare un torto subito).

E’ incredibile, anzi inspiegabile come io abbia la capacità di incontrare solo gente con opinioni estreme, estremamente opposte alle mie e con l’estrema voglia di provocarmi portando a galla argomenti che con certezza condurranno ad una discussione.
Ma perché gli italiani non si arrendono davanti al fatto che in mezzo alla gente (soprattutto tra gente che si conosce poco), gl argomenti da non tirare assolutamente in ballo sono politica, religione e soldi?
Puntualmente mi capita di imbattermi in gente (guarda il caso italiani), che per forza ti vuole trascinare in certi cunicoli dai quali non si può uscire e dai quali non si trae nulla di buono ma solo molto nervosismo.
Ed è cosi che la serenità della mia prima settimana di vacanza viene minata dallo pseudo scambio con qualcuno che, convinto della sua posizione, ha sentito l’estrema urgenza di inveire contro tutti coloro che non sono cattolici integralisti e tutti coloro che non sono destroidi estremi. Il pretesto viene colto grazie a coloro che si stanno muovendo a favore degli indiñados del movimento 15 M e che ci passano sotto il naso. Oggi a Madrid i manifestanti sono stati sgomberati da Puerta del Sol e qui a Salamanca, di riflesso c’è un gruppo che si è ritrovato in piazza pacificamente e sta semplicemente discutendo dell’accaduto.
E’ un attimo arrivare a rivangare le nostre cronache: Genova col G8 e Carlo Giuliani,  i No Tav ecc. ecc. ecc….io temo di non resistere e che prima o poi non potrò più tacere…ed infatti scoppia la bomba….

Accidia (torpore malinconico e l’inerzia nel vivere e compiere il bene)

E ora sono qui, già di ritorno, ma non era ieri che sono approdata a Salamanca in preda al panico e al dubbio di aver fatto una scelta errata? 15 giorni mille sfumature diverse e ora di nuovo qui blackout, devo resettarmi e riadattarmi (“via dagli occhi via dal mio cuore via dalla testa perché mi fa male”…) …mi sento stordita dal grigiume, mi sento un pesce fuor d’acqua e non ho voglia di fare nulla.
Mi sembra di non provare alcun desiderio, sono piatta sotto al soffitto che fisso inerme. Non ho fame non ho voglia di vedere nessuno e nemmeno ho voglia di riguardare le foto della vacanza e di condividerle con gli amici. Non posso farcela, non voglio immergermi in una routine che non è la mia e far finta che tutto proceda bene senza problemi.
Indosso un paio di scarpe troppo stretto, che non mi appartiene.  Ma a breve tornerà la cecità che mi permetterà di reintegrarmi alla realtà.