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luglio 2011

Fatti e disfatti quotidiani

La quarta parete del provincialismo

Ogni volta che rientro dall’estero faccio sempre più fatica a riabituarmi a questa Italietta di provincia.
Torno, e la prima sensazione che dovrei sentire è il gongolamento tra le parole “home sweet home”, e invece no, è sempre la solita forte rabbia.

Per carità non è solo perchè dal primo passo sul suolo italiano ti accorgi che sei circondata da tutto ciò che è tipico nostro, il non sapere neppure lontanemente cosa sia una fila, il fermarsi giusto davanti alle porte degli arrivi per salutare il parentume, no, è che proprio il provincialismo si respira e ti tappa i pori, gli occhi, i neuroni…
Non è solo per il disinteresse che vedo verso ciò che accade non dico al di fuori del confine italiano, ma il non sapersi indignare e lottare per quanto faccia davvero orrore sul nostro stesso territorio.
Certo, pretendere che gli italiani si rimbocchino le maniche come gli indiñados spagnoli è davvero troppo…

Evidentemente se evito di partire per un pò, scatta il meccanismo di assuefazione che, come una sorta di autodifesa mi impedisce di avvertire tutto il malessere che sento quando mi spingo oltre i confini di questa triste realtà.

Qui capita ancora di andare alle feste e di essere tacciate come meretrici se per caso rivolgi un’attenzione particolare a qualcuno pur essendo libera e svincolata da impegni sentimentali.Se sei single e hai “una certa età”, le strade sono due: o sei una mignotta mangiauomini mina vagante e minaccia per il mondo intero di timorati di dio, o sei una ritardata incapace. 
C’è ancora qualcuno che, pur avendo superato la soglia dei 35 si riduce a sbiascicare e a trasudare alcol ogni qualvolta ci sia un’occasione di vita sociale perchè si, è bello sbiascicare, non ricordarsi nulla il giorno dopo e soprattutto perchè due ore fa, da sobri non si era assolutamente capaci di impostare una conversazione degna di tale nome.

E’ normale qui, “dalle nostre parti”, “l’insostenibile effimerità dei rapporti umani”. Sono arrivata al punto di pensare che le amicizie, quelle vere, o sono quelle sbocciate durante la tua infanzia o altrimenti sarà davvero dura che nascano dopo.

Tutto si riduce a un semplice farsi compagnia, se ci sei bene, fai numero, ma se all’improvviso sparisci non se ne accorge nessuno.
Poi ci sono quelle che “dai beviamo una tisana a casa mia e mi racconti tutto”, dove per tutto si intende “tutti i cazzi tuoi”, ossia se stai uscendo con qualcuno, chi è come è fatto ecc ecc, appena accenni un tentativo di conversazione alternativa, vieni spietatamente rimpiazzata dalle sorellastre vecchie delle Winx che sono di certo più interessanti di te,ovvero più frivole.
Poco importa se hai condiviso serate, confidenze risate e ore piacevoli con qualcuno, perchè per quel o quei qualcuno tu sei una sagoma, tutto qui.

E’ chiaro che le persone non le cambi, non le smuovi, tantomeno se possono ancora crogiuolarsi nelle loro certezze,l'”aperello” della domenica sera, i pettegolezzi di paese, il calcio ecc ecc…
La quarta parete del provincialismo è quel muro NON immaginario che divide la gente imprigionata dai luoghi comuni da un senso della realtà più ampio, dove esiste anche il grigio non solo il bianco O il nero…dove ognuno compie delle scelte con delle proprie motivazioni e dove non esiste l’orologio sociobiologico, ma semplicemente un percorso individuale e diverso per tutti, senza bisogno che per questo si venga giudicati da gente pseudo alternativa che in realtà è radicalmente attaccato a una mentalità rigida, a tratti spietata e che si disperde in giudizi sguinzagliati a casaccio senza curarsi di chi andranno a colpire. E’ davvero pessima la mediocrità.

Fatti e disfatti quotidiani

not a snowball’s chance in Hell – non c’è trippa per gatti

Avere 3X anni…e avere la sensazione che per alcune cose puoi ancora ritornare all’età preadolescenziale, quella in cui ti gongoli nell’idea di qualcuno, e che quel qualcuno possa diventare molto più di qualcuno.
Immaginate che, all’improvviso vi si palesi davanti una versione di Homo Sapiens un pò più avanzata, qualcuno che per una volta non è  nemico del congiuntivo e con il quale si possa addirittura azzardare una conversazione interessante e zac, è fatta: lo hai scelto.
Da quel momento in poi le barriere dell’inibizione si elevano oltre i limiti consentiti.  Parlare con chiunque è, come sempre una passeggiata, ma, se Mr. X appena appena si avvicina, in un attimo tutte le cose interelligenti che avreste da dire si dissolvono nell’aria, battendo ogni record di NON mancata occasione per inculcare il dubbio “ma ci è o ci fa?”.
Arrossire, perdere il filo….tutte cose di cui non ricordavate questo è un chiaro segnale che la vostra storia virtuale con l’uomo che non c’è sta cominciando. Partono le mille interpretazioni anche ai “ciao” agli sguardi ai movimenti di ciglia ecc ecc ecc.
“Non c’è trippa per gatti” è il motto dell’esito di ogni vostra analisi comportamentale del Mr X di turno, spesso non avallata dalle amichette di turno che, trascinate nel vortice diventano insieme psicologhe, veggenti ed esperte di etologia e che vi esortano, incoraggiando ogni vostro gesto audace.
Probabilmente il loro altruismo cela in realtà la voglia di vedere al più presto “come andrà a finire”….Non demordete e fatemi sapere come va…raccogliamo testimonianze!

Intro - ispezione

Am I living in a box?

 

Spesso il tempo che passa, le ore e i minuti che segnano il confine tra ciò che faccio e sono e ciò che vorrei essere, mi fanno sentire in una gabbia.
Delle pareti immaginarie, talvolta dorate perchè colorate dai privilegi che ho, stando ancora a casa, ma molto più spesso grige e soffocanti.

Tempo che sfugge e spazio che si restringe, tempo che non so dominare e che troppe poche volte non dedico a me.

Vivo nella scatola del tempo scandito da qualcun altro, qualcuno che non sono io e che cambia nome mille volte nel corso della giornata:lavoro, treni,colleghi,familiari e doveri che a macchia d’olio rendono più densi e invischianti movimenti, pensieri e parole, ma soprattutto progetti.

Progetti di libertà e indipendenza, progetti di sfida con se stessi per vedere un pò più inl à, dove si potrà arrivare…

Più in là, oltre i confini di questa Brianza, eternamente arida eternamente fredda e priva di opportunità. Più in là, spingendo la testa oltre quest’aria preconfezionata.

Citando qui e là...

Franny e Zooey – J.D. Salinger

Tutto quello che so è che sto diventando MATTA. Sono stufa di tutti questi EGO, EGO, EGO. Del mio e di quello di tutti gli altri. Sono stufa della gente che vuole arrivare, fare qualcosa di notevole eccetera, essere un tipo interessante. È disgustoso, disgustoso e basta. Me ne infischio di quello che dicono.

Non solo versi

Non sto pensando a niente – Fernando Pessoa

Non sto pensando a niente,
e questa cosa centrale, che a sua volta non è niente,
mi è gradita come l’aria notturna,
fresca in confronto all’estate calda del giorno.

Che bello, non sto pensando a niente!

Non pensare a niente
è avere l’anima propria e intera.
Non pensare a niente
è vivere intimamente
il flusso e riflusso della vita…
Non sto pensando a niente.
È come se mi fossi appoggiato male.
Un dolore nella schiena o sul fianco,
un sapore amaro nella bocca della mia anima:
perché, in fin dei conti,
non sto pensando a niente,
ma proprio a niente,
a niente…

Fatti e disfatti quotidiani

L’inarrivabile funzione sociale del reggimoccolo

E’ sempre  con voi, meno provvidenziale di un angelo custode, un pò più fastidioso di un esercito di piattole nelle mutande: l’insostituibile reggimoccolo. Il fascino di questa particolare razza sta nella sua totale inconsapevolezza, nella capacità di essere sempre al posto sbagliato al momento giusto.
Non è pertanto inusuale trovarselo tra i piedi quando finalmente vi troverete a tu per tu con la persona ambita, che, miracolosamente vi degna di un paio di sguardi e due chiacchere e subito zac, accanto a voi attaccato a koala, l’insostituibile fagottino.
Onnipresente dunque, e assolutemente impermeabile alle vostre esigenze di intimità il vostro fedele e astuto amico vi accompagna in ogni momento di felicità col partner, soprattutto nei primi tempi, quelli delle farfalle nello stomaco. ma quello che forse non è ancora chiaro ai più, è la funzione sociale che l’umpa lumpa del disturbo sociale ricopre.
Ebbene si, signori il reggimoccolo è li per mettere alla prova la vostra motivazione, è una sorta di rivale che spinge all’evoluzione della coppia; pensate che barba riuscire a stare soli quando e come si vuole, no, troppo banale davvero.
Serve proprio qualcuno che, con tutto il suo entusiasmo interrompa le conversazioni, (magari proprio quelle in cui voi state mettendo tutta la buona volontà per apparire appetibili),  che si autoinviti ai pranzi, cene concerti…
Da tutto ciò la coppia non può che uscirne motivata, una sorta di giochi senza frontiere della volontà.
Lunga vita ai reggimoccolo!!!