Monthly Archives

giugno 2011

Viaggi

Il mal d’Africa non è una leggenda metropolitana

Il mal d’Africa esiste davvero, e io ne sono la prova evidente e schiacciante.Lo scorso Marzo ho avuto la fortuna di fare un’esperienza unica in Senegal, tramite un’associazione di Monza, Amico Senegal, appunto.
Dieci giorni tra Dakar, e i villaggi di Kabrousse e Oussoye nella regione della Casamance.
Un gruppo di una decina di semisconosciuti equipaggiati di tanto entusiasmo e tutto il resto ignoto, come le emozioni che stavamo per vivere.
Quello che posso dire della mia esperienza in Senegal è che ho passato i primi giorni a stupirmi di ogni cosa… della natura delle persone, dei gesti ricevuti.
Era la prima volta che mettevo piede in terra africana e che prendevo parte ad una spedizione di questo tipo, mi domandavo quanto contributo avrei apportato, ma sapevo di andarci più che altro per ricevere e per condividere un’esperienza forte.
Certo è che chiedere ferie in un periodo un po’ insolito e investire un capitale per il viaggio nonostante io appartenga alla mitica “generazione mille euro” mi è sembrato del tutto naturale, qualcosa che mi apparteneva già.
Il popolo senegalese è capace di accogliere senza riserve o diffidenza, i bambini si precipitano a conoscerti, hanno un’educazione e una disciplina che non avevo mai visto prima su altri bimbi, e poi si tuffano in te reclamano la tua attenzione, accarezzano la tua pelle per studiarti per non parlare dei miei capelli biondi che per loro  rappresentavano un gioco nuovo e curioso.
Dieci giorni in Senegal equivalgono a sei mesi altrove, ci si addentra in un mondo diverso, dove anche l’approccio col bambino è differente: un occidentale appena un cucciolo piange si precipita a coccolarlo, a tirarlo su da terra…lì i bimbi crescono da soli, si accudiscono e si educano a vicenda ma lo fanno da bimbi, vivono la loro infanzia serenamente senza contaminazione da beni superflui o desideri dettati dai media, senza smania di prevaricazione sul prossimo.
Vige un senso di condivisione, persino dalle piccole caramelle che donavamo loro riuscivano a ricavarne un angoletto da “ficcarci” in bocca e questa virtù resta anche una volta adulti.
Anche il gruppo di cui ho fatto parte ha contribuito a farmi apprezzare l’esperienza, sono stata accudita, ho ricevuto tanta attenzione e sono stata coinvolta nelle attività sebbene il mio contributo fosse piccino. In un gruppo così vario ho potuto assaporare varie emozioni, vari punti di vista e questo mi ha permesso di apprezzare in maniera  più completa l’esperienza.
Mi sono innamorata dell’Africa, mi sono innamorata dei bimbi, ho scoperto cosa vuol dire essere apprensivi grazie a Nicholas, un piccino di tre anni con il quale è stato amore reciproco a prima vista e pur rischiando di cadere nella retorica provo un forte senso di gratitudine per quello che ho vissuto, per le emozioni incamerate e ormai sottopelle e per tutto l’amore ricevuto.

Intro - ispezione

Dichiarazione di dipendenza

Giuro e dichiaro di essere assolutamente dipendente (e forse anche  attratta) da:

  • il grugno di prima mattina e l’incapacità di comunicare
  • la musica sparata a tutto volume in macchina e che mi esplode fuori dai finestrini
  • il profumo del caffè di primo mattino
  • il silenzio delle sere estive, quando alle 22 il cielo è ancora chiaro e posso ancora stare a fissare l’orizzonte
  • il cioccolato fondente
  • il pancione di Aurora
  • le chiacchere con mio fratello nella sua cameretta (anche se ora è arrabbiato con me e non mi rivolge la parola)
  • il collega, Mr XY che al mattino passa da orso ma catalizza tutta la mia attenzione
  • il profumo dell’erba appena tagliata
  • i concerti estivi all’aria aperta
  • la mia amata Madrid
  • la mia Cecilia, che è costata sacrifici
  • ballare in mezzo alla strada in contesti insoliti, improvvisati
  • gli spaghetti al limone
  • la mia autoironia, forse un pò troppo critica a tratti.
  • il collega Mr XZ che da quando è arrivato mi fa sentire bene e mi racconta un sacco di cose interessanti.
  • la corsetta alla porada
  • le persone che mi conoscono da sempre e con le quali non ci si riesce mai a incrociarsi
  • le persone che mi conoscono da poco e mi fanno venire voglia di conoscere quello che non so
  • la radio
  • gli sguardi furtivi di qualcuno che è di passaggio, che ti emozionano anche se non ci si rivedrà mai più
  • il Palmieri, che dà soprannomi allucinanti a tutti…
  • l’ebbrezza mediatica
  • scrivere (che io ne sia capace o meno, non importa)
  • la convinzione che a breve arriverà qualcos’altro, qualcosa di meglio…

to be continued….

Viaggi

5 Matte in trasferta…

Sentirsi giovani in poche abili mosse.
Prendete 5 fanciulle piene di brio, delle quali una sul punto di maritarsi, mettetele in una località di super divertimento, con mare, sole e gente altrettanto matta.
Ne otterrete un week end da panico e paura, screziato da risa, ma anche da piccole incomprensioni che condiranno anche le ore post rientro…
L’avventura parte in due tranche, una più avventurosa dell’altra. La prima ambisce a coltivare un amore spassionato per le ferrovie dello stato, sempre all’erta quando si tratta di viaggi della speranza.

Io decido di partire il giorno dopo, in macchina, scelta all’apparenza più easy, ma come me e la mia compagna di avventura, mille e un italiano condividono il nostro pensiero.  Cosi ci ritroviamo nelle fantastiche campagne bolognesi belle ma infinite…

Dopo sole 6 ore di macchina, condite da tante ciarle genuine, approdiamo alla meta, ci accoglie un omino pittoresco, tale Mauro e io mi sento a casa, catapultata nei ricordi delle vacanze di infanzia a Cattolica.
Agguantare una piadina con lo stracchino e finalmente vedere il sole la sabbia e il mare, sembrava quasi un sogno.
5 matte in trasferta: c’è da dire che Rimini ne è rimasta conquistata, di giorno ma soprattutto di notte.
5 fulminate pulzelle addobbate a festa, instancabili danzatrici e sovversive della quiete di un piccolo alberghetto a conduzione familiare…
I particolari rimarranno a Rimini…ma una cosa è certa: urgono nuovi week end del genere! 🙂

Fatti e disfatti quotidiani

Vizi Privati e Pubbliche Visioni

Sorseggiarsi un caffè al gingseng dalla sala ristoro dell’ufficio posando lo sguardo su un morbido pancione peloso non ha prezzo.
Se poi è quello di un omone di pelo, che nudo davanti al televisore sgrufola uno sfilatino di 5 metri col balcone aperto, suscitando un guizzo di ilarità tra le schiere dei miei colleghi, ecco questo equivale ad una botta di endorfina senza eguali.
Mi sono sempre piaciute le architetture milanesi, cosi….a portata di sguardo….

Citando qui e là...

Octavio Paz

Quest’ora ha la forma di una pausa

La pausa ha la tua forma

Tu hai la forma di una fontana

non d’acqua ma di tempo

In cima allo zampillo della fonte

saltano i miei pezzi:

fui sono non sono ancora

La mia vita non pesa

Il passato si assottiglia

Il futuro è un po’ d’acqua nei tuoi occhi.

Citando qui e là...

Sandor Marai “Liberazione”

Si può entrare in contatto con le persone anche senza parlare.[…] c’è un modo di entrare in contatto tra esseri umani più percettivo e affidabile della parola, fatto di sguardi, silenzi, gesti e messaggi ancora più sottili; è il modo in cui un essere umano nel suo intimo risponde al richiamo di un altro, quella silenziosa complicità che nel momento del pericolo dà alla muta domanda una risposta più inequivocabile di qualsiasi confessione o argomentazione, e il cui senso è semplicemente questo: io sono dalla tua parte, anch’io la penso così, condivido la tua preoccupazione, noi due siamo d’accordo…

Fatti e disfatti quotidiani

Single a Nozze (wedding fight club)

Aprirò un nuovo business: il noleggio di accompagnatori da matrimonio.
Attenzione, non è avviamento alla prostituzione, ma è più un servizio sociale…Potremmo pensare addirittura ad una convenzione coi servizi sociali dei  vari municipi.
Il fenomeno del “vieni al mio matrimonio, ah e se vuoi porta pure qualcuno”, è davvero dilagante. Trasformatosi in una piaga sociale soprattutto per chi all’alba dei 30+1, davanti a questa proposta spesso si paralizza e ripercorre a ritroso tutto il tessuto delle sue relazioni sociali.
Cominicia a fare un’attenta analisi grammaticale della frase: “porta pure chi vuoi” e allora ti domandi, va bene anche un figurante? Qualcuno che ti segua come un’ombra per tutto il tempo e che faccia finta di divertirsi, di gradire la tua compagnia e che assolva al delicato compito di farti accettare nella sfera della tua vita sociale modalità grandi eventi.
La mia proposta è: potremmo creare una sorta di gruppo di ascolto in merito, e supportarci a vicenda. Stenderei un calendario con le date dei matrimoni ai quali si è stati invitati e di conseguenza accompagnarsi a vicenda, giusto per tappare il buco…
Tra un matrimonio e l’altro proporrei dei gruppi di ascolto stile fight club, stilando un regolamento:
pima regola: il wedding-club non esiste, mai parlare del wedding-club
seconda regola: non ci sono regole!
Ovviamente tutto questo avrebbe una quota di iscrizione, e un canone annuale con una “tassa di abbandono”, altrimenti che business sarebbe?
Mentre concludo mi si apre un’immagine agghiacciante davanti agli occhi: e se mi spingessero in prima linea nel lancio del bouquet?

Fatti e disfatti quotidiani

Sfogo: abbattete i trudini molesti

Fatelo per me, raggruppateli tutti  e deportateli! La mattina è già difficile da sola, con il galaxy express che non si sa se passa o meno e le acrobazie metropolitane, ma se poi arrivi in ufficio e ti imbatti nei trudini molesti (termine affibbiato a chi ha quest’aria naif del “volemose bene” sempre e comunque), la situazione non può che prendere dei risvolti tragicomici per chi, come me è già di base una “zitella acida”.
Tu, che arrivi in ufficio e vorresti solo entrare in uno stato catatonico che ti fa da morfina contro una giornata di ordinaria nevrosi fatta di pdb e vulvas aurea, vieni letteralmente interrotta nei tuoi intenti da sti diavolo di personaggi che devono per forza fare conversazione. Ma la convenzione di Ginevra non dice nulla a riguardo?
E poi, la classica domanda: tutto bene?
Ora, onestamente, come potrebbe andare tutto bene? Sono qui pagata con le noccioline a fare un lavoro di merda, fuori è nero da morire (fuori piove un mondo freddo direbbe il mitico Paolo), di la c’è una nuova collega che ha ingoiato un megafono è che passa tutto il giorno a starnazzare, e tu sei qui inchiodata alla sedia che non sai più se stai facendo assistenza sociale o se tra poco ti porteranno via con la camicia di forza (e un pò forse lo desideri).
Allora, rispondete voi: va tutto bene?????

Fatti e disfatti quotidiani

Petulancia Incontinente

Non sei simpatico e se ti sforzi, fai peggio.Se intorno a voi esiste almeno una persona che quando incrocia il vostro cammino vi ispira tali parole, allora potrete capire quanto sta per srotolarsi dalla mia tastiera.
Ora, la vita quotidiana è già dura cosi: la trentennità “da non sei carne ma neppure pesce”, la vita di provincia che ti comprime, l’insostenibile pesantezza dell’essere pendolare e poi…La mattina approdi al tuo luogo di patimento, pronto ad affrontare un’altra giornata marrone, quasi sicuramente aggravata dalla presenza della razza peggiore al mondo (a parimerito con pdb e vulvas aurea): il petulante che si crede simpatico (a volte tutto convoglia nello stesso becero essere).
E’ una specie che andrebbe bandita perchè è nociva per le coronarie almeno quanto il fumo, colui che è affetto da petulancia incontinente gravita come un parassita nella giornata lavorativa di molti di noi, spesso si cerca di evitarlo magari rifugiandosi dietro i monitor ma lui no…viene a stanarti ovunque perchè non accetta di essere un outsider.
Spesso umile schiavo dei piani alti e valido strumento perchè striscia bene ai piedi del potere, il petulante incontinente è vittima di quel suo piccolo chicco di melograno ospitato dalla sua scatola cranica, che non gli permette di guardare più in la del suo naso.
Ha la necessità di etichettare tutti, perchè in fondo si tratta di un provincialotto e definire bene il prossimo ti aiuta a vivere meglio e a difenderti dai costanti pericoli che un diverso può dare…Amante dei soliti luoghi comuni al fine di intavolare una conversazione, spesso elemosina un briciolo di attenzione da parte del prossimo, farebbe di tutto affinchè qualcuno gli rivolgesse la parola, arriva persino ad intromettersi in conversazioni tenute da lontani compagni di scrivania del quali non ricorda neanche il nome.
Ha un udito sopraffino, si muove con lentezza propagando un odore misto tra un copertone bruciato e un adolescente post partita di calcetto e scruta…scruta l’orizzonte in attesa di incrociare lo sguardo di qualcuno e potergli rivolgere la parola con quella vocina fastidiosa, esprimendo tutta la sua grevità con le prime due sillabe che gli escono dalla bocca e ridendo più sguaiatamente che può, in modo da far partecipare tutti alla sua ilarità.
Non sono ancora stati trovati antidoti in merito, si accettano suggerimenti, il più geniale è fingere di essere dei gufi impagliati…ma no lui parlerebbe anche con quelli petulandovi tutti..